Tutti i segreti dell’antica cucina siciliana rivelati da Marco Blanco

Tutti i segreti dell’antica cucina siciliana rivelati da Marco Blanco

RAGUSA – “Arancino” o “arancina”? Tutti, tra Catania e Palermo, ma anche tra gli altri livelli dell’Accademia della Crusca, si sono scomodati a cercare il genere di questa appetitosa specialità culinaria tipicamente siciliana, in un derby degno più di un campo di calcio che di una tovaglia ben imbandita!

Eppure non tutti sanno che la buonissima polpettina di riso panata all’inizio della sua onorata carriera in cucina nasce dolce, e solo dopo diventa salata… Il grande mistero culinario, così come molti altri, è contenuto nel libro “I quaderni di Archestrato Calcentero – Divagazioni gastronomiche in terra di Sicilia”, edito da Bonfirraro. La scoperta è del giovane ricercatore Marco Blanco di origine modicana, autore del saggio, che ha rovistato per anni in polverosi archivi settecenteschi, iniziando da quel laboratorio architettonico che è proprio il Monastero dei Benedettini di Catania, sede del Dipartimento degli Studi Umanistici, luogo della sua formazione universitaria, essendosi Blanco laureato in Lettere Classiche.

È così che si dipanano e si sciolgono via via tutti i misteri di una bellissima Sicilia culinaria a cavallo tra ‘700 e ‘800, dall’arancinu, o meglio “piccole arance dorate”, il cibo preferito dei Benedettini di Catania – descritti ne “I Vicerè” di De Roberto come i monaci dediti all’arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso – alla frutta delle monache “Martorana” di Palermo, la cui ricetta è rimasta segreta per tantissimo tempo.

Consultando i libri di conti dei conventi leggevo un numero infinito di elenchi bizzarri, conti e spese, cibi e vivande e ho pensato: cosa conosciamo noi delle abitudini alimentari del passato in Sicilia? Cosa conosciamo davvero, al di là delle storielle mai verificate e del folclore?” si è chiesto l’autore.

E se parlar di teoria ad un certo punto potrebbe annoiarvi un po’, potrete passare alla pratica grazie a tutte le indicazioni che giungono dal passato, contenute nel testo, e realizzare così una bella tavola di prodotti siciliani che rispettino a pieno la nostra tradizione.

Maria Morelli

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