“Spiranza”, il mito di Aci Trezza nei colori di Alice Valenti

“Spiranza”, il mito di Aci Trezza nei colori di Alice Valenti

CATANIA – Tradizione e modernità, mitologia e incanto, passione sconfinata e denuncia nei confronti dell’irresponsabilità delle istituzioni riguardo la mancata tutela della figura del mastro d’ascia e del pincisanti.

“Spiranza”: una barca, un documentario, “Alice dipinge un gozzo al cantiere Rodolico” scritto da Riccardo Napoli, Vincenzo Drago, Alice Valenti, Salvatore Fallico, con la regia di Riccardo Napoli e Vincenzo Drago, e delle tele che raccontano un’Aci Trezza inedita.

Un progetto ambizioso della pittrice Alice Valenti, che sarà presentato venerdì 9 giugno alle ore 19 presso la KoArt Unconventional Place – via San Michele, 28, Catania – galleria che ospiterà le opere dell’artista fino al 5 luglio, a cura di Aurelia Nicolosi.

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Alice Valenti, appassionata di arti figurative, laureata in Conservazione dei Beni Culturali a Pisa, ha iniziato la sua meravigliosa avventura in un luogo magico, speciale: nella bottega dei carretti siciliani del Maestro Domenico Di Mauro ad Aci Sant’Antonio. Una passione in evoluzione la sua che pian piano l’ha condotta a collaborazioni di grande prestigio, quali l’etichetta per Averna Limited Edition 2016 -2017 e la partecipazione alla decorazione di alcuni dei 100 Frigoriferi d’Arte Smeg-Dolce&Gabbana.

Ma l’incanto è dietro l’angolo e Alice Valenti decide di dedicarsi a un’operazione più intima e personale: acquistare e dipingere un gozzo (antica barca usata per la piccola pesca nella tradizione marinara italiana e soprattutto in Sicilia.

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“La ricerca del gozzo mi ha spalancato un orizzonte imprevisto, che ha sostanziato e ampliato l’iniziale progetto pittorico della barca, caricandolo di un significato civile e politico che coinvolge la collettività”, dichiara l’artista. “L’incontro con la famiglia Rodolico, con una storica tradizione di maestri d’ascia ad Aci Trezza e la mia permanenza al cantiere durante le fasi di ristrutturazione e pittura della barca mi hanno permesso di comprendere il valore umano e culturale di questa realtà artigianale, emblema dell’identità di un luogo, che l’attuale modello di sviluppo economico tende a schiacciare. Così è nato il documentario. Le tele sono l’ultimo tassello di questa avventura, un intimo diario dell’esperienza appena trascorsa che mi ha dato tantissimo. Sono le stesse suggestioni che ho voluto riportare sulla barca, che mi hanno accompagnata durante questo anno di lavoro: l’operosità del cantiere, questo incredibile quadrilatero di mare dove la mitologica presenza dei faraglioni incontra l’umano affanno e la speranza di riscatto dei pescatori, così come quella dei migranti, che affidano a questo ancestrale mezzo di trasporto la loro sussistenza e i loro sogni”.

“Le tele rivivono l’atmosfera metafisica del luogo – si evince dal testo critico di Mercedes Auteri e Giamina Croazzo – cercando di restituire una visione primordiale, mitologica, ancestrale delle grandi pietre, isole, in mezzo al mare di Ulisse. A poco a poco l’artista diventa il suo paesaggio esterno che la osserva ed è osservato, che la vive ed è vissuto, con sguardo reciproco, attraverso l’incanto estetico ed estatico. Il gozzo di Alice, presente all’opening della mostra, racconta per simboli la sua storia e la inserisce in quella universale e antica della tradizione. I fianchi sono un vago paesaggio monocromo che sembra immerso in un acceso tramonto, sui toni del rosso e dell’arancio, s’intuiscono i Faraglioni appena abbozzati, la linea dell’orizzonte, i blocchi squadrati del molo sui quali si stagliano tre figure per ogni fianco. Le figure centrali sono il maestro d’ascia Turi Rodolico e suo padre, intenti al lavoro su una barca. Lungo i fianchi di prua, come da tradizione, figure mitologiche in funzione apotropaica, un tritone e una sirena Il pavimento è un foglio scritto: riporta stralci di lettere in amàrico, provenienti dall’Etiopia e ritrovate sui barconi dei migranti approdati negli ultimi anni a Lampedusa (raccolte dal Collettivo Askavusa), qualche frase dai Malavoglia e dall’Odissea. “Spiranza” racconta in questo modo anche i tanti viaggi della speranza che toccano la Sicilia e che diventano l’ulteriore simbolo di un’intera condizione sociale, attraverso una riflessione antropologica ed etica”.

Un incontro ravvicinato con l’arte e con la nostra Terra, un appuntamento che narra di storie lontane, di drammi attuali e di sogni.

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