“La scopa del sistema” di David Foster Wallace

“La scopa del sistema” di David Foster Wallace

Un romanzo difficile, impegnativo, ma una vera leccornia per l’intelletto questo d’esordio di David Foster Wallace. Si può leggere e rileggere, trovandone sempre nuovi temi e significati, com’è proprio della vera, grande letteratura di tutti i tempi. Non è un caso che la prefazione all’edizione Einaudi sia affidata proprio a uno dei maestri dei rompicapi, Stefano Bartezzaghi.

 Una prima interpretazione potrebbe venire dal titolo La scopa del sistema che fa riferimento alla filosofia funzionale di Wittgenstein, di cui l’autore è stato allievo. Ogni cosa esiste in quanto ha una funzione e “scompare” (diventa trasparente e come invisibile) se questa sua funzione cessa. Vado troppo oltre a leggere il suicidio di Wallace in questa chiave?

 […] Lenore mi fece sedere in cucina e prese una scopa e si mise a scopare furiosamente il pavimento, e poi mi chiese quale fosse secondo me la parte più fondamentale della scopa, la più cruciale, se il manico o la chioma. […] dissi che secondo me era la chioma, perché senza manico si può scopare lo stesso […] e a quel punto lei […] gridò che se invece la scopa ci serviva per spaccare una finestra allora la parte fondamentale era chiaramente il manico.

Comunque sia, vi è all’interno il gioco degli specchi tra una Lenore giovane e la bisnonna Lenore, che per l’appunto, funzionalista anch’essa, “scompare”. Vi è l’adorazione per la parola scritta che si fa spesso racconto nel racconto con l’uso di registri stilistici sempre differenti. Vi sono personaggi surreali: la Lenore giovane che si sente bisimensionale (raccontata), l’imprenditore obeso che vuole inglobare il mondo nutrendosene, l’editore Vigorous particolarmente poco vigoroso, una rete telefonica animata come un sistema nervoso, un pappagallo che fa da contrappunto ironico, un predicatore televisivo che lo utilizza, uno psicanalista che lega i suoi pazienti ad una poltrona semovente su binari… Vi è ancora e soprattutto il grottesco sarcasmo con cui si tratteggia una società americana (perché non dire umana?) sull’orlo di una straordinaria follia.

Buona lettura e buone riflessioni 🙂 

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Cinzia Di Mauro, autrice catanese di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos) Ledizioni Milano, di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino e scelto dalla Nabu) e di un fantasy orwelliano Casa Bruiswiq.www.litenet.it

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