Ognissanti e commemorazione dei morti: le origini

Ognissanti e commemorazione dei morti: le origini

CATANIAOgnissanti e la commemorazione dei morti sono due ricorrenze molto sentite nella nostra tradizione.

Ma quali sono le origini del giorno dei morti? Abbiamo intervistato Teresa Sardella, docente di storia del cristianesimo antico nell’Università di Catania, per cercare di fare un po’ di luce sull’argomento iniziando proprio dalla festa di Halloween che si è celebrata ieri notte.

«Si ritiene che quella di Halloween sia una festa pagana, peggio satanica, e comunque estranea alle nostre tradizioni, ma in realtà non è così. Halloween non nasce in America, ma ha origini antichissime rintracciabili nel Nord Europa e nello specifico nelle tradizioni celtiche. Esse hanno, però, accompagnato i popoli di cultura anglosassone nella loro emigrazione negli Stati Uniti per poi, per via della globalizzazione, per motivi commerciali e altro, ritornare in Europa mantenendo intatte le sue millenarie connotazioni di festa pagana. L’unico elemento estraneo a queste tradizioni e alla cultura mitteleuropea è invece la zucca che pare sia simbolo introdotto proprio in America”.

Il culto dei morti, nella tradizione celtica, legata a immagini terrorizzanti, come scheletri, fantasmi, mostri, cadeva il 31 ottobre ed era legato alla fine del ciclo vitale della natura che avveniva proprio a cavallo tra il mese di ottobre e quello di novembre.

Il calendario sacro stabiliva pertanto delle feste, dei rituali che fossero di ringraziamento alle divinità per i prodotti della terra che avevano offerto e anche di preparazione per i mesi dell’inverno in cui la natura non avrebbe più prodotto.

Cosa rappresentano invece l’1 e il 2 Novembre per i cristiani?

«Quando il cristianesimo si diffonde, tra IV e VI secolo – spiega la professoressa – si ritrova a dover combattere contro un mondo intriso di tradizioni e credenze pagane tra cui inevitabilmente anche il culto dei morti. Culti, riti e credenze pagani, nonostante il trionfo del cristianesimo che conquista i popoli alla religione cristiana, continuano a vivere soprattutto nelle campagne dove il culto dei morti, dato lo stretto legame con il ciclo della natura, è più che mai forte».

L’1 e il 2 novembre sono pertanto il risultato di un capitolo della lotta del cristianesimo contro i culti e le tradizioni pagane che nel IX secolo raggiunge il suo momento più intenso. Questa lotta, però, fu vinta soltanto a metà.

Le gerarchie ecclesiastiche, per il giorno 1 novembre, riuscirono a sostituire la festa dei Santi alla precristiana festa dei morti, ma non riuscirono a scacciare del tutto quest’ultima che si celebrò così il 2 novembre: le due feste pertanto si scorporarono e oggi vivono entrambe”.

Il 2 novembre diventò “il giorno dei morti”, l’anniversario in cui si mantengono antiche tradizioni precristiane liberate degli aspetti più macabri come scheletri, fantasmi, creature mostruose che però continuarono a vivere nel Nord Europa per poi spostarsi negli Stati Uniti e ritornare indietro nell’Europa dei nostri giorni.

«Credo che sia più cristiana la festa dei santi piuttosto che la festa dei morti – conclude la professoressa -. Innanzi tutto, il culto dei santi è esclusivo del cristianesimo. Esso ha nella figura di Cristo, che rappresenta il trionfo della vita sulla morte, il suo modello esemplare. La morte non è fine ma inizio e rinascita. Il culto delle tombe, dei morti, nel vissuto e nelle tradizioni anche di popoli cristiani, si basa, invece sul concetto della memoria, del ricordo, oltre che della continuità di un rapporto che va al di là della vita. Di fatto il culto dei morti, ancora oggi, mantiene sottili persistenze di tradizioni precristiane ma rielaborate in senso cristiano».

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