Gli Ebrei di Sicilia. Un ritorno durato 500 anni

Gli Ebrei di Sicilia. Un ritorno durato 500 anni

SIRACUSA – La storia degli ebrei di Sicilia è una storia di deportazioni e ritorni, di convivenza pacifica e di grandi persecuzioni; è una storia di eccessi, di accuse e di perdoni.

Nel 70d.C. dopo la rivolta di Gerusalemme, all’epoca provincia romana, l’imperatore Tito decise di cacciare gli ebrei da Israele. Da questo fatto storico nasce la leggenda del loro arrivo in Sicilia: l’imperatore fece imbarcare tutti gli ebrei su tre navi alla volta di Roma ma una terribile tempesta le disperse facendole naufragare in Puglia (o Calabria), in Nord Africa e in Sicilia. Cicerone parla, nel Processo a Verre, di un ebreo, un liberto ossia uno schiavo liberato, che testimonia in tribunale contro Verre. A Catania, nel Castello Ursino, è custodita una lapide sepolcrale che ricorda Aurelius Samuel e la moglie Lasie Erine, morti nel 383 d.C. Da allora e fino al 1492, la convivenza tra popolazioni dominanti, fossero arabe o cristiane, fu sempre altalenante. Gli arabi permisero a cristiani ed ebrei di continuare a professare la propria fede previo pagamento di una tassa, la gizira. L’arrivo dei Normanni mantenne tale disposizione e sotto l’impero di Federico II gli ebrei diventano Servi della Camera Regia: servitù stava ad indicare che l’imperatore considerava gli ebrei come sua proprietà in senso giuridico, cioè appartenevano al Regio Erario, come Peculio. Tale condizione può apparire iniqua ed oltraggiosa ai nostri occhi ma consentiva una vita lontano dalle persecuzioni. Persecuzioni che ci furono e anche molto violente come quella di Modica, nel 1475, tra i pogrom più gravi che si registrarono in Europa, “tra maschi e femmine, piccoli e grandi, gli ebrei uccisi furono circa 360″ scrisse un cronista dell’epoca.

Il 31 maggio, ma trasmesso in Sicilia il 18 giugno 1492, il re di Spagna Ferdinando II e la regina Isabella, ordinarono che entro tre mesi, il 12 gennaio 1493, tutti gli ebrei avrebbero dovuto lasciare l’Isola.

Molte famiglie furono separate, tra chi pur di restare rinunciò all’antica religione, e chi fedele alle proprie tradizioni decise di partire spesso verso Oriente alla volta della Turchia Ottomana, islamica sì ma all’epoca molto più tollerante, e in Italia a Roma ma soprattutto a Livorno. Vi erano in Sicilia 52 giudecche esistenti con 60 sinagoghe ben localizzate.  La Sicilia era abitata, fino all’anno 1492, da un numero d’ebrei, in percentuale alla popolazione residente, superiore a quelli presenti in qualsiasi altra regione o stato europeo o del bacino del Mediterraneo (percentuali di presenza purtroppo incerte nel territorio siciliano, ma oscillanti secondo cifre controverse di stima da un minimo del 5% per città ad un massimo del 50%, che si raggiunse a Marsala). Partì quasi il 5% della popolazione siciliana, per lo più medici, erboristi, letterati, maestri del corallo e della seta.  La persecuzione dell’Inquisizione Spagnola costrinse chi rimase a nascondersi e più di 2000 persone furono condannate al rogo dopo processi sommari. Ciò comportò inevitabilmente la perdita delle radici ebraiche spesso tramandate di nascosto al figlio maggiore.

Da allora di fatto si persero le tracce degli ebrei in Sicilia. Ci fu a dire il vero un tentativo nel XVIII secolo di richiamare gli ebrei siciliani in patria ma non fu ben accolto né dai giudei né dai cristiani. L’età napoleonica portò alla fine della segregazione e molti gruppi, quasi 800 persone tornarono a professare alla luce del sole il proprio credo ma non si organizzarono mai in comunità. Le leggi razziali nazifasciste misero in luce alcuni gruppi familiari in Sicilia e sappiamo che alcuni siciliani trovarono la morte nei campi di sterminio di Auschwitz.

Quando nel 2007 il rabbino Di Mauro tornò a Siracusa, dopo più di cinquant’anni, con la speranza di poter rifondare una sinagoga in Sicilia, si trovò di fronte un’impresa titanica per consentire agli ebrei ancora nell’Isola di potersi riappropriare della propria storia e identità.

Parlare con il rav. Di Mauro significa ripercorrere sessant’anni di storia d’Italia comprendendo cosa significa mantenere e difendere le proprie origini nonostante tutto, anche nonostante la Storia. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, di scontri religiosi, di intolleranza e indifferenza verso il prossimo, vedere come piccoli gruppi di persone stiano cercando d’affermare la propria identità socio-culturale è molto importante. Le sue sono parole di pace e di perdono, di stimolo di crescita e ricerca, di invito alla conoscenza del passato per la protezione del futuro.

Com’è stato il ritorno a Siracusa dopo così tanto tempo?
Il ritorno non è stato facile, io sono nato a Siracusa, ma ho vissuto e lavorato all’estero, in America. Tornare è stato un ritorno alle mie origini con mia moglie e i miei figli. A Siracusa ci sono poche famiglie ma durante le feste principali ci si riunisce con tutti gli altri gruppi siciliani e calabresi. Ma non parliamo di comunità: il nome comunità è ormai abusato perché essa si ha quando c’è una sinagoga, un rabbino e ci sono i safer Thorah, il resto sono gruppi, esistono come socialmedia, ma non si può dire comunità perché si crea solo confusione. 

I tempi sono cambiati e se ancora il sentimento antisemita è presente e vivo in molti ambiti della comunità, anche politica, il rapporto con i cattolici è molto cambiato – continua il rav. Di Mauro -. Il cristianesimo ha voltato pagina e vede noi ebrei come fratelli di fede e in occasione della Preghiera della Pace abbiamo avuto l’occasione di mettere definitivamente la parola fine agli antichi rancori perdonando e pregando per la Pace e la tolleranza, perché bisogna guardare al futuro e alla speranza. Le comunità ebraiche di tutto il mondo e Israeliane in particolare, in questo clima di tensione a causa dell’odio anti sionista dilagante nelle coste del Mediterraneo guardano alla Sicilia nuovamente come luogo di pace anche per semplice turismo. Tuttavia la scarsa conoscenza delle tradizioni alimentari ed igieniche Kosher impediscono la creazione di un regolare flusso turistico in Sicilia e bloccando un potenziale ricco sviluppo per il settore.

 La Sicilia in questi ultimi decenni sta tornando ad essere la terra d’incontro tra religioni, dove si parlano varie lingue, l’arabo, prima presente come reminiscenze nei diversi dialetti, è tornato ad essere parlato nelle vie delle nostre città, e dove gli ebrei sempre più numerosi stanno tornando ad arricchire, come già in passato, la nostra civiltà.

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