“Vogliamo chiarezza su ScuolaInBici”  parla l’avvocato di Salvaiciclisti Catania

“Vogliamo chiarezza su ScuolaInBici” parla l’avvocato di Salvaiciclisti Catania

CATANIA – Continua il nostro approfondimento sul progetto “ScuolaInBici”. Rimangono ancora sfumati i contorni della vicenda che lascia spazio a molti dubbi e diverse perplessità ma noi vogliamo andare fino in fondo e cercare di capire le cause che hanno portato ad un avvio dell’iniziativa a macchia di leopardo e all’attuale deterioramento delle biciclette, abbandonate a se stesse nei cortili delle scuole o lasciate in garage e depositi dopo aver bruciato un milione di euro di finanziamento europeo.

Questa volta sulla vicenda è intervenuto il legale di Salvaiciclisti Catania che chiede chiarezza. “Piuttosto che investire in educazione ambientale come si sta facendo in altri paesi europei, con il progetto ScuolaInBici viene data agli studenti una lezione di sciatteria, di spreco di danaro pubblico e di dispregio del bene comune. E viene data nel modo più efficace: con l’esempio”.

Esordisce così, durante l’intervista, Viola Sorbello, avvocato di diverse associazioni e movimenti che promuovono la mobilità sostenibile in città. “È un esempio che si rinnova quotidianamente nei cortili delle scuole sotto gli occhi dei ragazzi”.

Secondo lei potrebbero profilarsi delle responsabilità per i protagonisti della vicenda?

“Immagino di sì. Ma senza dati non sono in grado di dirlo. Certo sulla vicenda ScuolaInBici e su come sono stati spesi quei soldi ci vorrebbe un’indagine della magistratura. In ogni caso non si può dire che abbia trionfato quantomeno il buonsenso, qualità particolarmente richiesta in un settore delicato quale quello scolastico”.

E dunque che posizione assumono le associazioni rispetto a questi fatti?

“Di sostegno concreto nei confronti di chi, come la testata giornalistica NewSicilia.it che sta svolgendo l’inchiesta, meritoriamente rende un servizio utile ad una città che, sebbene afflitta da mille problemi, deve riconoscere che quella della mobilità deve essere considerata una priorità da affrontare con il carattere dell’emergenza”.

Come pensa che si concluderà questa vicenda?

“Rimpalli di responsabilità e poi lungaggini burocratiche a cui potrebbero aggiungersi quelle giudiziarie se si dovesse avviare un procedimento a carico di qualcuno se devo parlare con l’esperienza acquisita da operatore della giustizia. Ma a me piace essere ottimista ed immaginare che coloro che sono coinvolti a vario titolo nella vicenda applichino una sorta di ravvedimento operoso, sciolgano i laccioli burocratici che tengono bloccate le bici in quei cortili e, ad esempio, ne facciano dono al corpo dei vigili urbani che qualche tempo fa ci aveva espresso il desiderio di poterle utilizzare per poter operare su strada in modo efficiente ed ecologico”.

Una saggia proposta che facciamo nostra. Si faccia un inventario delle bici esistenti e quelle che sono ancora in buono stato vengano assegnate ai vigili urbani. Piuttosto che continuare a marcire e deteriorarsi, almeno se ne farà un uso appropriato ed al servizio della città.

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