Verso Sant’Agata: storia e amore della candelora di monsignor Ventimiglia

Verso Sant’Agata: storia e amore della candelora di monsignor Ventimiglia

CATANIA – Piccola, aggraziata, la meno imponente. Ma forse anche per questo attrae e richiama l’attenzione degli occhi di tutti. Ed anche per questo, forse, è la prima di tutte, quella che apre la parata della festa di Sant’Agata. Parliamo della candelora di monsignor Ventimiglia, nota anche come “cannalora di Sant’Aita”. Un excursus storico “tragico”, se così possiamo dire. Ma l’amore, la fede e la voglia di continuare la storia ha prevalso sugli episodi che si sono avventati sul suo percorso.

Il cereo fu fondato nel 1766 per volere di monsignor Ventimiglia. Lo scoppio della seconda guerra mondiale rischiò di farla scomparire dalla storia. I bombardamenti del 1943, infatti, la distrussero quasi interamente. Poi, però, quel che rimase fu l’inizio della rinascita: nel 1952, il geometra Giacomo Tropea propose il progetto per la ricostruzione, successivamente approvato dal Comune. Oggi, quindi, la candelora continua a far sfilare i suoi circa 250 chilogrammi per le vie della città in occasione delle festività agatine.

Date le sue dimensioni “minute”, la struttura è divisibile in tre pezzi, a differenza delle altre che solitamente sono composte da quattro parti diverse:

  1. una base
  2. una parte intermedia
  3. una superiore; in quest’ultima sono presenti delle statue raffiguranti i patroni di Catania: Sant’Agata, Sant’Euplio, l’Immacolata

Ad oggi, il cereo è in gestione del Comune ed è custodito nella chiesa di San Placido dall’Associazione Cattedrale Sant’Agata. L’ultimo piccolo restauro risale al 1999.

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