Tour con il figlio del boss Provenzano: in America è un successo, in Italia è polemica

Tour con il figlio del boss Provenzano: in America è un successo, in Italia è polemica

PALERMO – Ci sono tante cose da visitare in Sicilia: il teatro antico di Taormina, la scalinata di Caltagirone, la Scala dei Turchi, ma un tour operator americano ha in programma ben altro: un incontro con il figlio del boss Bernardo Provenzano.

“Non riteniamo giusto che Angelo Provenzano, figlio di Bernardo Provenzano che sta scontando l’ergastolo per reati di mafia, tra cui il suo coinvolgimento nelle stragi dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, racconti la storia di suo padre a turisti americani, ci sembra davvero di cattivo gusto e finisce con il riaprire ferite che non si sono mai rimarginate” dice Giuseppe Cimminisi, Coordinatore Nazionale Familiari Vittime di mafia Associazione nazionale ‘‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

Angelo Provenzano ha firmato un accordo con la sede di Boston di Overseas Adventure Travel per raccontare la figura del padre ai turisti americani, i quali lo riempiono di domande: vogliono sapere come è stata l’infanzia con un boss mafioso come padre, come si conciliava la fede religiosa con gli efferati crimini.

In America quest’iniziativa ha avuto un successo incredibile: i turisti sono sempre interessati ad incontrare il figlio di Provenzano, magari dopo aver percorso le famose scale che fanno da teatro all’ultima, drammatica, scena de “Il Padrino”.

Mentre in America sono tutti entusiasti, in Italia è scoppiata la polemica. Maria Falcone, sorella del giudice, ha pronunciato parole severe in merito, come anche Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze, la quale ha fatto notare che sarebbero molto più costruttivi degli incontri in cui a parlare siano i parenti delle vittime della mafia.

“Mentre le vittime finiscono così nel dimenticatoio, i loro aguzzini vengono consegnati alla storia, diventando a volte miti che vengono emulati dai giovani che si lasciano influenzare da figure che vengono rappresentate con grande carisma – conclude Cimminisi -. Apprezzo molto la scelta del giovane Provenzano di condurre una vita da persona onesta, non calcando, come spesso avviene all’interno di Cosa Nostra, le orme paterne, ma non va dimenticato che, a differenza sua che può raccontare del rapporto tra padre e figlio, c’è chi in questa terra che ha conosciuto sangue e dolore non potrà raccontare del proprio padre grazie a chi ha causato la morte di tanti innocenti”.

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