Primo seminario del “Made in Sicily”: il racconto di chi ce l’ha fatta

Primo seminario del “Made in Sicily”: il racconto di chi ce l’ha fatta

CATANIA – Lontani dai luoghi chiave dell’economia, ma dotati di un’invidiabile capacità di inventare soluzioni, servizi, oggetti e prodotti.

Sono i siciliani che ce l’hanno fatta, che hanno conquistato un posto di rilievo nel mondo delle aziende italiane e che martedì 20 giugno hanno aperto il primo dei cinque seminari dal titolo “Made in Sicily”, organizzati dal corso di laurea in Economia Aziendale dell’Università di Catania e dall’ente camerale catanese, supportati dalla testata giornalistica Sicilia Network, dal portale Madisì, dal social network La Liscia Catanese, da Sicilia Convention Bureau e da Siculamente.

Il commissario dell’ente Roberto Rizzo ha segnalato come il brand “Sicilia” sia ormai il secondo più noto dopo quello toscano: “Quando la Sicilia si presenta nelle vetrine internazionali, ha un ruolo tutto suo. Per anni questa terra ha esportato un’ immagine non certo tra quelle sue migliori, adesso il brand Sicilia non viene percepito come italiano, ma come un brand a parte; un luogo dove accadono cose diverse che in altre parti della Penisola. Siamo presenti con il food e tanto altra ed è arrivata l’ora dei prodotti d’eccellenza che sino a qualche tempo fa non era ancora scoccata”.

 Oltre a spiegare tecnicamente il ruolo dell’ente sul territorio, il segretario generale, Alfio Pagliaro, ha invece illustrato le linee guida delle missioni camerali nazionali e internazionali che negli anni hanno accompagnato il “Made in Sicily”:” In questi ultimi anni abbiamo accompagnato ben 1100 imprese nelle fiere nazionali e estere, con missioni importanti al Vinitaly per e cantine, a Trieste per Olio Capitale o a Firenze per arte e artigianato. Ma anche in altri stati come Cina, Canada, Stati Uniti, Germania Norvegia e Inghilterra, dove le imprese catanesi hann testimoniato prodotti di altissima e qualità e di interessantissime nicchie di mercato” .

 La parola è poi passata a Rosario Faraci, ideatore dell’iniziativa che ha sottolineato come al momento siano due i settori portanti del made in Sicily: agricoltura e turismo.

Il primo genera un giro d’affari pari a 4 miliardi di euro all’anno e assicura un contributo al Pil regionale pari all’8% che diventa addirittura pari al 34% quando si considera l’intera filiera agroalimentare. In totale 83.000 imprese, di piccola dimensione la maggior parte, per 150.000 adetti. È il secondo settore per numero di imprese in Sicilia, dopo il commercio, ed è quello che ha contribuito alla crescita di nuova occupazione in misura pari al 4%.

Il turismo è l’eterna incompiuta dell’economia siciliana. È il settore che cresce di più rispetto agli altri (+4% nell’ultimo anno), che dà il maggior contributo alla nuova occupazione e alla crescita delle imprese (+8%), che registra una percentuale di imprese giovanili (21,1%) e femminili (29,1%) addirittura superiore alle medie nazionali, ma ancora è sotto rappresentato. Con un numero di imprese oscillanti fra 24 e 26.000 unità, a seconda delle rilevazioni, vale appena il 6.74% dell’intera popolazione attiva aziendale dell’isola.

Un numero decisamente basso rispetto al potenziale e alla vocazione turistiche della Sicilia. “La “sicilitudine”, ossia l’attitudine ad essere siciliani, – ha detto Faraci- è stata al centro dell’attenzione di tanti intellettuali della nostra Isola, in primis Sciascia. Anche i nostri prodotti hanno quelle caratteristiche, tangibili e intangibili, che rimandano ad essa. Tra queste, ci sono le risorse intellettuali e di conoscenza che possono rimettere in moto il circuito produttivo”.

Per la docente Sonia Giaccone, la Sicilia sta ormai entrando nell’immaginario collettivo di tanti fruitori ed utilizzatori dei beni e dei servizi legati all’essere siciliani. I primi riscontri in questa direzione arrivano persino da una grande città come Londra. Tra le case history che durante il seminario hanno testimoniato la loro scommessa c’è quello di Officine culturali, la no profit etnea che cura le attività culturali e “coesive” dell’ex monastero dei Benedettini a Catania.

Ne ha parlato Ciccio Mannino tra i fautori della candidatura a Catania di città italiana della cultura per il 2020: “La nostra città possiede doti culturali e di sviluppo molte elevate, ospita manifestazioni importanti come Etna Comics ed è una città solidale, e questo lo dimostra ciò che accadde ogni giorno. Ecco perché ci sembra una candidatura possibile”.

Riccardo D’Angelo è invece il fondatore di Edisonweb, azienda di Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania. Con lui il made in Sicily è giunto alla ribalta internazionale per la commessa del governo di Dubai in materia di mobilità sostenibile, mentre per Andrea Passanisi, il successo con “Sicilia Avocado” è arrivato nel 2010, non solo con l’intraprendenza personale e l’esperienza di una vita in agricoltura, ma anche attraverso l’uso strategico del web: “Con i social e Facebook ho fondato la mia prima piattaforma e-commerce. Ho bussata alla porta dei primi produttori di avocado da Giarre e Messina, con 7 soci e 5 conferitori, e col tempo abbiamo creato un consorzio di produttori. E produciamo anche frutti come il mango”.

Per Salvo Filetti, co-fondatore di Joyacademy-Compagnia della Bellezza, ambasciatore del made in Sicily nel mondo internazionale degli Hair Stylist, il racconto di un prodotto è fondamentale per il successo di un marchio, ma anche la capacità di stupirsi: “Ho iniziato dalla mia Acireale, tanti anni fa, quando ancora viaggiare all’estero in aereo costava molto caro. Ma noi siciliani avevamo una marcia in più degli altri. Sapevamo vedere, sapevamo stupirci, e non potevamo tornare a casa da lontano senza portare nuove conoscenze a casa”.

Un altro seminario si è tenuto ieri e il successivo il 27 giugno (“L’agricoltura e le risorse della terra”) che saranno ospitati nell’aula magna di Palazzo delle Scienze sede del Dipartimento di Economia e Impresa. L’ultimo seminario sul tema Digital & Social Sicily si terrà il 28 giugno e sarà nuovamente ospitato alla Camera di Commercio.

Sarà animato da tantissime esperienze imprenditoriali giovanili maturate a Catania e che hanno portato alla ribalta nuovamente l’Etna Valley a livello internazionale. Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 16 e termineranno alle ore 19. Pur essendo riservati principalmente agli studenti del corso di laurea come attività curriculari, Università e Camera di Commercio di Catania hanno deciso pure di aprirli a quanti, fra gli imprenditori, i professionisti e gli operatori d’impresa, si ritenessero interessati a partecipare inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica [email protected]

Commenti