San Giovanni La Punta, sorelle trovate morte: spuntano due lontani parenti. Sequestrata l’abitazione

San Giovanni La Punta, sorelle trovate morte: spuntano due lontani parenti. Sequestrata l’abitazione

SAN GIOVANNI LA PUNTA – È ancora poco chiara la vicenda che ha sconvolto il paesino di San Giovanni La Punta, a Catania

Martedì scorso, due anziane sorelle, sono state rinvenute prive di vita nella loro abitazione in via Duca degli Abruzzi. Pina e Gianna Mammino, di 73 e 80 anni, vivevano da sole facendosi compagnia a vicenda. 

In questi giorni, il magistrato, dopo una ispezione cadaverica, ha deciso di chiudere il caso perchè “non sono stati riscontrati segni di violenza e tutte le serrature delle porte di casa erano chiuse dall’interno”, almeno questo è quanto riportato da “La Sicilia”. 

Intanto, da giorni si cercavano parenti delle due vittime e, soltanto ieri, sembra si siano fatti vivi due lontani cugini. Le donne non avevano altri fratelli e non si erano mai sposate quindi è ancora da accertare la veridicità di questi due familiari. 

Il comando della Polizia locale di San Giovanni La Punta, guidato dal comandante Roberto Cona, ha avviato delle indagini per risalire al reale albero genealogico delle due vittime. 

Tante le domande che attanagliano i vicini di casa di Pina e Gianna. Sono state realmente colte da malore? O qualcuno si è intrufolato dentro l’abitazione per rubare qualche oggetto di valore? L’abitazione delle anziane signore è stata posta sotto sequestro. Quello che è certo è che alcuni testimoni raccontano di aver visto, giorni prima dell’accaduto, degli elettricisti effettuare dei lavori all’interno della casa delle donne. Inoltre, nell’ultimo periodo, le due sorelle si facevano portare la spesa a domicilio facendo difficoltà entrambe a camminare. 

A spiegare la situazione fisica di Pina e Gianna è stato il medico curante, la dottoressa Giovanna Abate. “La signora Giovanna soffriva di paralisi agli arti inferiori, compromessi da tromboflebite grave e presenza di ulcere sanguinanti, diabete mellito”.

“Durante la mia assenza – racconta la dottoressa a “La Sicilia” – sono riuscita a ricevere da pare dell’angiologo dell’Asp 3 una assistenza infermieristica affinché effettuasse medicazioni domiciliari. Ho richiesto anche una sedia a rotelle, ma l’attrezzatura non è stata approntata per tempo”. 

“La signora Giuseppa – conclude la dottoressa Abate – soffriva di artrosi deformante con difficoltà nella deambulazione. Ho avuto difficoltà a proporre un ricovero o degli accertamenti, essendo loro privi di familiari che li potessero accudire”. 

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