Riforme, scioperi e mobilitazioni: ecco il 2015 dei lavoratori

Riforme, scioperi e mobilitazioni: ecco il 2015 dei lavoratori

CATANIA – L’inizio del nuovo anno porta sempre speranza e voglia di un futuro migliore ma occorre anche guardare a quello appena passato per capire meglio la storia recente.

Il 2015 è stato un anno importante, un anno di grandi cambiamenti, sia nel bene sia nel male; un anno che ha portato più volte i sindacati a scendere in piazza per difendere i diritti dei lavoratori. 

I lavoratori della Formazione professionale siciliana hanno vissuto con ansia e timori tutto il 2015: già il 27 gennaio 2015 il coordinatore regionale di NCD, Francesco Cascio, e il deputato del medesimo gruppo parlamentare all’Ars, Giovanni Lo Sciuto, erano intervenuti sulle delicate questioni della formazione. 

Tutto è iniziato con la riforma dell’istruzione siglata dall’allora ministro Moratti che ha concepito due canali formativi dopo la scuola media

Da una parte vi è la scelta scolastica con l’obbligo di frequentare sino ai 16 anni e dall’altra la possibilità di intraprendere un percorso di formazione professionale triennale con il rilascio di una qualifica. Ma non partendo i corsi il rischio è di istigare i giovani all’abbandono scolastico. 

La Regione Siciliana sta deliberatamente compiendo un aborto sociale e formativo condannando i minori ad abbandonare gli studi. Li sta lasciando in balia della criminalità organizzata”. Con queste parole il professor Piero Quinci, rappresentante dell’associazione Città Solidale, già a settembre 2014 denunciava la paradossale situazione di stallo relativa alla formazione professionale per i minori.

Da allora si sono rincorsi avvisi e ricorsi, scioperi e promesse. Quasi 8 mila lavoratori licenziati o senza stipendio da mesi e mesi. Qualcuno non ha retto ed ha scelto il suicidio, altri hanno deciso di lottare fino alla fine e di denunciare lo stato delle cose, come Giorgio Giampiccolo che ci ha raccontato la sua storia.

Anche il mondo della scuola ha vissuto un movimentato 2015: il varo della “Buona Scuola” è riuscito a scontentare proprio tutti!

Marzo ha visto i sindacati scendere in piazza per difendere docenti e studenti: Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola tra sit in, scioperi e mobilitazioni per “sensibilizzare – spiegano i sindacati – i sindaci sui problemi della tenuta sociale e occupazionale e sulla mancata offerta formativa per i giovani” e perribadire la gravissima situazione di ritardo e di incertezza legata al pagamento della cassa integrazione in deroga e gli ammortizzatori sociali e per sollecitare l’approvazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico del ‘piano straordinario: rafforzare l’occupabilità in Sicilia’ e risorse per il pagamento degli ammortizzatori in deroga 2014″.

La “Buona Scuola” di Renzi ha stravolto il mondo dei docenti e del personale ATA, scesi in piazza per chiedere anche un rinnovo del contratto che non avviene da sette anni.

Per i docenti la Buona Scuola è una riforma che “truffa” il precariato, che colpisce duramente gli insegnanti, privandoli dei loro diritti essenziali, che consegna la Scuola ai Presidi dando loro un potere assolutamente antidemocratico. Gli insegnanti chiedono che questo disegno di legge venga completamente ritirato.

La promessa del ruolo e l’assunzione dei precari ha anche comportato un vero e proprio “esodo”:  “Ventimila docenti costretti all’esodo verso il Nord Italia e intere famiglie smembrate: saranno queste le conseguenze per la Sicilia della riforma della scuola targata Renzi”.

A puntare la lente sugli effetti disastrosi della legge nazionale per l’Isola sono Valentina Amico di Sinistra, Ecologia e Libertà Palermo e Federica Aluzzo, consigliere al Comune di Palermo del Mov139.

Cosa riserverà il 2016?

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