“Regione Siciliana nel mirino”. Il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro: “Non daremo scampo a chi inquina la società, in tutti i sensi”

“Regione Siciliana nel mirino”. Il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro: “Non daremo scampo a chi inquina la società, in tutti i sensi”

CATANIA – “Possiamo dire che la Regione Siciliana è nel mirino della Procura di Catania? Le cose stanno così?”. Gli occhi improvvisamente si velano. Così come quando non si riesce a trattenere una fortissima emozione. Hanno la luce brillante di chi ha dentro vivo, dirompente, il fuoco della passione per quel che fa. Sorridendo, con fermezza ci risponde “Assolutamente sì”.

È la vigilia di Natale, sabato scorso. Carmelo Zuccaro ci accoglie nel suo ufficio al primo piano del Tribunale di Catania. È al lavoro, come sempre, come fa ogni giorno, senza fare caso al calendario, agli orari, perché “è doveroso così. Quando decidi di fare il magistrato o capisci che è un lavoro diverso dagli altri o è meglio che cambi”.

Dallo scorso 29 giugno è il Procuratore Capo di Catania e sta mantenendo fede alle promesse fatte il giorno dell’insediamento, quando ha stabilito i tre obiettivi principali “1 – Contrasto alla criminalità mafiosa. 2 – Guerra aperta alla corruzione nella pubblica amministrazione. 3 – Massimo impegno per la tutela del territorio e dell’ambiente”.

I primi due obiettivi già sono stati centrati più volte: “Abbiamo ottenuto ottimi risultati con l’operazione Kronos, che ha decapitato i vertici delle famiglie mafiose di Catania e Caltagirone, indebolendo quelli di Ramacca e Palagonia, mentre con l’operazione Vicerè siamo riusciti ad azzerare l’intero clan Laudani.

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Per quanto riguarda il fenomeno inaccettabile della corruzione di uno degli ambienti dove si dovrebbe dare il massimo esempio di legalità, di rispetto per i dipendenti e per i cittadini, quanto avvenuto ad Acicatena (arrestati dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia il sindaco Ascenzio Maesano, il consigliere comunale, e presidente della commissione Finanza, Orazio Barbagallo, e l’imprenditore Giovanni Cerami, ndr) e quanto scoperto nell’ambito dell’amministrazione sanitaria con l’operazione Bloody Money (arrestati tre imprenditori della Diaverum Italia srl, gli amministratori del centro dialisi privato Le Ciminiere srl, due dirigenti medici e un infermiere corrotti degli ospedali Garibaldi e Vittorio Emanuele, ndr) dimostra che faremo di tutto per porre fine a comportamenti che inquinano settori fondamentali per la società”.

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Ed a proposito di inquinamento, si preannuncia un clamoroso caso giudiziario che scuoterà la Sicilia da Catania a Palermo. “È ora di difendere con la massima forza le nostre risorse idriche e atmosferiche – Zuccaro parla con tono che non ammette repliche –. Non è concepibile che ancora si facciano piani emergenziali e non si provveda a realizzare piani strutturali. In nome dell’emergenza vengono autorizzati livelli di inquinamento che non sono legali. E la politica della gestione dei rifiuti deve cambiare. Deve farlo subito. È assurdo che ancora non vi siano i termovalorizzatori in Sicilia, tutto viene conferito in discarica e con metodi che non garantiscono la necessaria raccolta differenziata. Così si mette a rischio la salute del nostro territorio, di chi vi vive e delle generazioni future. Noi non concederemo tregua. Nel corso dell’anno ormai alle porte vedremo cosa farà in merito la Regione, ma posso già rassicurare i cittadini rivelando che sono in corso indagini, che sono a buon punto e chi ha già colpe di quanto avvenuto sarà chiamato a risponderne”.

Ispira fiducia, l’uomo, il professionista, che dagli Anni 90 combatte in prima linea la criminalità, il malaffare, divenendo uno degli elementi più preziosi, con la sua competenza ed efficienza, dei vari capi che lo hanno preceduto. Adesso che è lui al vertice di una delle sedi giudiziarie più importanti e difficili d’Italia sente dentro “un fortissimo impegno nei confronti della città. Ancor più di prima. Catania è una città che merita di più. Il mio nuovo ruolo mi fa comprendere più da vicino cosa voglia dire metterci la faccia. È un impegno gravoso, impossibile da affrontare se non avessi accanto la meravigliosa squadra che lavora con me. Mi riferisco a tutte le componenti, dal personale all’interno del Tribunale alle Forze dell’Ordine”

Un impegno gravoso che Zuccaro e la sua squadra devono affrontare facendo i conti con l’atavica carenza di organico. “È una situazione che si commenta da sé – afferma  senza reticenze – presto giungerà un nuovo sostituto procuratore, quindi in tutto saranno 41. L’organico è completato da me, cioè 1 procuratore, e 5 aggiunti. Insomma, mancano ben 5 magistrati, numero che non contempla i due vuoti lasciati da me e da Amedeo Bertone (nominato capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ndr) fra gli aggiunti. Il personale amministrativo dovrebbe essere composto da 184 dipendenti, ma sono solo 148, il 22% in meno. Non si fa turn over, non viene sostituito chi va in pensione, quindi si perdono gli elementi con più esperienza ed il nostro lavoro rischia di rimanere fermo nelle cancellerie e nelle segreterie del Tribunale. Ma noi ci siamo lo stesso ed i risultati stanno premiandoci anche con una inversione di tendenza nei confronti di Catania”.

 “Un tempo – spiega il capo della Procura di Catania – si parlava della nostra città come di periferia d’Italia. Ora i vertici hanno capito che i problemi di Catania sono centrali. La criminalità mafiosa in Sicilia è proprio quella etnea, perché la più abile e subdola nell’infiltrarsi nelle pubbliche amministrazioni e nel settore economico. Inoltre, è stato pure capito che Catania è strategicamente fondamentale per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione e tutto quel che comporta. Pur non avendo rinforzato il nostro organico e quello delle Forze dell’Ordine, si è puntato su chi deve fare da guida. Per i posti di comando di tutti i settori che combattono la criminalità, l’illegalità, sono stati inviati a Catania alcuni dei migliori ufficiali di polizia giudiziaria d’Italia. Per non parlare della Dia, altro fiore all’occhiello. Sì, possiamo definirli generali con un esercito ridotto, ma anziché con una lamentazione generale noi preferiamo farci sentire coi risultati. Tanto, se decidono di fare tagli che inevitabilmente colpiscono gli organici, non possiamo opporci. Allora, ecco i risultati, grazie ai quali devo dare atto che, quando chiediamo rinforzi e risorse per operazioni ben precise, per progetti mirati, non riceviamo risposte negative, tutt’altro. Concretezza a chi è concreto. E la Procura di Catania lo è, eccome”.

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Una stima vera, profonda, quella che ha nei confronti degli uomini e delle donne delle Forze dell’Ordine che rendono possibili i successi della sua Procura. Tant’è che quando gli chiediamo se ci sono degli oggetti, fra quelli che gli fanno compagnia nel suo ufficio mentre lavora, ai quali è particolarmente affezionato, di getto ci risponde: “Beh, innanzitutto gli stemmi dei vari reparti che sono sulla parete alle mie spalle, senza il loro impegno saremmo in una giungla”. Poi, mentre ce li indica, si sofferma sul crocifisso: “Ho la fortuna di essere cristiano – afferma raggiante – sulla parete ci sono tutti i simboli che mi danno fiducia”. E poi ci fa notare una cornice sulla libreria accanto alla scrivania. Quella che vi mostriamo.

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“È un regalo che mi ha fatto un dipendente del Tribunale in occasione del mio insediamento. È quello in cui credo. Le parole di Giovanni Falcone sintetizzano la mia maniera di intendere la professione, la vita. I begli insegnamenti non bastano, non seminano, se non ci sono gli esempi. Bisogna educare con l’esempio. Bisogna avere il coraggio di agire. Catania è afflitta dalla corruzione, è un dato di fatto. Catania è economicamente devastata dalle infiltrazioni criminali. La mafia degli affari sta cancellando l’imprenditoria, sta ostacolando lo sviluppo. Gli imprenditori che scendono a patti diventano anch’essi mafiosi, con quel che ne consegue: concorrenza sleale, prodotti dannosi immessi sul mercato, economia malata che in realtà non dà lavoro, ma lo mortifica e rende effimero. Se non ci sbrighiamo, non avremo più un’imprenditoria sana e l’elettorato sarà definitivamente inquinato. È una tragedia che dobbiamo scongiurare a tutti i costi. Noi da soli non possiamo farcela. Per questo confido nelle associazioni di volontariato e nel coraggio sempre più crescente che i cittadini onesti hanno in noi, denunciando. Noi faremo di tutto per stimolare l’accelerazione delle indagini, che devono essere sempre più serrate, implacabili. Chi sbaglia deve capire che non può più permettersi di avvilire una città stupenda come Catania, ricca di gente che crede nella giustizia, nel progresso e che sento vicina, presente. Desidero che si abbia la massima fiducia nell’impegno della Procura. Siamo dalla parte dei cittadini, dei catanesi e vogliamo liberarli da tutti i parassiti. Se riusciremo a fare fronte comune, sono certo che potremo trasformare l’infinito potenziale di Catania in valore effettivo”.

Alessandro Sofia

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