Quotazione in Borsa, la Sac investe su se stessa

Quotazione in Borsa, la Sac investe su se stessa

CATANIA – Si è tradotto in un’occasione di confronto e scambio di opinioni il convegno “Sac: quotarsi in Borsa per investire in infrastrutture aeroportuali e continuare a crescere”, tenutosi nello spazio polifunzionale “Norma” dell’aeroporto di Catania, sul delicato argomento della privatizzazione della società.

Si cerca, con questo metodo, di rilanciare il turismo e la viabilità della regione, migliorando le sue infrastrutture a partire dall’aeroporto, punto nodale di scalo e di sbarco per milioni di passeggeri ogni anno.

Il primo a farsi sentire è stato Stefano Paleari, direttore scientifico dell’Iccsa, che ha constatato come “il trasporto aereo si stia definitivamente trasformando in trasporto di massa, con una crescita trascinata da un aumento delle destinazioni internazionali e di maggiore distanza. Negli ultimi dieci anni sono mutati i rapporti di forza fra vettori e aeroporti. Ciò è associato a una grande dinamicità dei cambiamenti, che possono, da un anno all’altro, mutare anche del 20% lo scenario di uno scalo”, e ha poi aggiunto: “I vettori low cost oggi apprezzano anche gli aeroporti principali, cosa che in passato facevano poco. Inoltre, è sempre più importante per tutti, compagnie e società di gestione, operare in un’ottica di sistema, con sinergie forti in grado di affrontare anche i momenti di crisi. Andiamo verso un periodo in cui la crescita aggregata dell’economia sarà molto contenuta”.

20151106_sac_convegno_quotazione_plateaDurante la discussione è emersa una massiccia corrente a favore della privatizzazione, in cui spicca l’intervento di Alessio Quaranta, direttore generale dell’Enac, che afferma: “Privatizzare serve per tutta una serie di motivi, a partire da una chiara indicazione legislativa. L’Enac, poi, caldeggia le procedure di dismissione. La finalità è garantire taluni elementi, a cominciare dalla parità di trattamento, con l’obiettivo principale di rilanciare gli investimenti, specie in un momento in cui le risorse pubbliche per questi sono scarse“, o ancora quello di Antonello Cracolici, del Partito democratico, neo assessore regionale all’Agricoltura, già presidente della Commissione Affari istituzionali dell’Ars, che ha sottolineato come “quotare una società in Borsa sia uno dei modi per ricapitalizzarla. Serve però capire le finalità, perché il mercato vuole chiaramente un ritorno, anche veloce. Il soggetto finanziario che investirà chiederà poi la stabilità della governance. In ogni caso, ritengo intelligente la scelta di quotare una società siciliana in Borsa, per aiutare l’economia regionale a uscire dal nanismo. Insomma, questa quotazione di Sac è a mio avviso una opportunità popolare. Chiaro che poi servirà un progetto credibile, perché il mercato su questo è inflessibile, nonché creare le condizioni dell’attrattività”.

Paolo De Joanna, presidente del Comitato dei garanti, afferma, con ottimismo: “Gli investimenti propulsivi, specie al Sud, siano fondamentali per riprendere una linea di sviluppo, unendo capitali privati a pubblici, per portare avanti progetti solidi e di lungo periodo. Per questo Sac sta quotandosi”.

Nel frattempo c’è chi, come Maria Teresa Bocchetti, segretario generale di Assaeroporti, evidenzia come una soluzione del genere possa essere utile, non solo per la gestione strettamente aeroportuale bensì di tutto il territorio circostante, considerando non solo la società in sè, ma inserendola in “scenari che richiedono visione strategica, piani industriali solidi e considerevoli capitali per realizzarli”.

Si discosta, invece, l’intervento di Angela Foti, del Movimento 5 Stelle, componente Commissione Ambiente e Territorio dell’Ars, che dichiara: “C’è la necessità di un dialogo aperto anche con le compagnie aeree, soprattutto sui prezzi, che condizionano drammaticamente la scelta di venire o meno in Sicilia. Mi lascia comunque indifferente l’accelerazione del governo centrale romano sulle privatizzazioni. In Sicilia abbiamo altri problemi, i nostri problemi, e questi dobbiamo risolvere”.

Pessimistica la visione di Antonio Malafarina, che si chiede come possa l’aereoporto stesso intervenire sui suoi nodi strutturali se “tardano a venire da Roma i promessi miliardi di euro per risolvere i gravi problemi infrastrutturali della Sicilia”.

Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, dopo aver anche lui con forza stigmatizzato le tariffe eccessivamente alte di talune compagnie, si è soffermato sull’esigenza di una politica attenta che “integri quanto fa la società di gestione dello scalo con le possibilità e le esigenze del territorio, di quella città metropolitana e di quel Distretto del Sud Est siciliano che rappresentano occasioni uniche per il rilancio dell’Isola. La Sac, poi, rappresenta oggi una vera e propria storia di successo, con un trend di crescita assolutamente eccezionale, soprattutto nel segmento internazionale”. Il sindaco si è, inoltre, detto contrario a una sola società di gestione degli scali siciliani, affermando seccamente: «Chi pensa a questa soluzione semplicemente sbaglia».

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Infine, le conclusioni sono state tratte dal presidente della Sac, Salvatore Bonura, che ha evidenziato la questione molto critica della viabilità attorno all’aeroporto, “stretto in un sistema stradale ormai inadeguato per uno scalo che vede transitare oltre sette milioni di passeggeri l’anno. Urge quindi una ridefinizione della viabilità, che non può che significare ridefinizione del volto di una parte della città”, e si è poi soffermato sulla questione dell‘incoming “aspetto assolutamente strategico per l’aeroporto e per il territorio, ma che certo non può essere unicamente posto in carico alle società di gestione, ma frutto di scelte condivise sì, ma principalmente politiche. Lo stesso dicasi per l’attrattività del territorio. Ovunque nel mondo, c’è voglia di Sicilia, ma la nostra regione deve fare di più per intercettare i nuovi flussi turistici, a partire da quelli estremo orientali“.

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