Porto Empedocle. “Inchino” del santo ai boss? Indaga la DDA

Porto Empedocle. “Inchino” del santo ai boss? Indaga la DDA

PORTO EMPEDOCLE – È la sera di domenica 7 settembre e non è un giorno come un altro a Porto Empedocle. Il comune agrigentino è in festa per uno dei momenti più attesi dell’anno: la processione del simulacro di san Calogero.

Le vie cittadine sono addobbate per accogliere il passaggio della statua dell’eremita. In particolare, c’è una delle strade empedocline dove l’attesa potrebbe essere piuttosto alta: la via Verrazzano. È qui che abita la madre di Gerlandino Messina, boss della provincia di Agrigento, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e alcuni omicidi (tra i quali quello del maresciallo dei carabineri, Carlo Guastelli), catturato nel 2010 dopo una lunga latitanza.

Il sospetto del vice questore di Agrigento, Cesare Castelli, è che dal carcere, Messina abbia fatto pressioni sui portatori della vara di San Calogero perché si fermassero dinanzi l’abitazione della madre per il cosiddetto “inchino”. E così sarebbe di fatto accaduto.

A testimoniarlo vi sarebbero i filmati ripresi dalle telecamere degli uomini della polizia scientifica, che su disposizione del commissario Castelli, si sono mimetizzati tra la folla vestiti da turisti. Le immagini sono state, poi, portate alla DDA di Palermo che ha deciso di aprire un fascicolo di inchiesta. L’ipotesi di reato è violenza privata con l’aggravante della mafia.

Santi Sabella

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