Paternò, ricevuta in Comune figlia di deportato nei lager nazisti

Paternò, ricevuta in Comune figlia di deportato nei lager nazisti

PATERNÒ – Diffondere fra le nuove generazioni la memoria degli orrori perpetrati dal nazi-fascismo, in uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, affinché ciò che è stato non si ripeta mai più. Con questo spirito si è svolta, stamani a Palazzo Alessi, una piccola cerimonia, promossa dal Comune, alla quale ha preso parte la signora Grazia Minutoli, residente a Paternò da 34 anni e con un passato segnato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. A lei e alla sua famiglia, il 27 gennaio scorso – nel corso di una cerimonia organizzata in Prefettura a Catania, in occasione della Giornata della Memoria – è stata consegnata la medaglia d’oro conferita dal Presidente della Repubblica al padre, Giovanni Minutoli, che durante il conflitto, nei giorni del caos che seguirono l’armistizio dell’Italia con le forze alleate, venne preso prigioniero e deportato in un campo di lavoro in Germania. Un’esperienza che la famiglia non ha dimenticato.

«Mio padre combatteva nel reparto fanteria dell’esercito italiano, amava la vita militare e avrebbe voluto fare carriera – ha raccontato commossa la figlia, Grazia Minutolianche se gli pesava molto la lontananza dalla famiglia. Quando tornò dal campo di lavoro, mutilato a un arto a causa di una bomba, era sconvolto dagli stenti patiti e dalla violenza a cui aveva assistito, ed è per questo che a noi figli ha sempre insegnato l’importanza della pace e dell’amore fra gli esseri umani, dicendoci spesso che non avrebbe mai più voluto vedere gli orrori di cui, purtroppo, era stato testimone».

Alla cerimonia di stamani erano presenti l’assessore alla Cultura, Valentina Campisano, e alcuni volontari che operano nelle associazioni paternesi “Mamme in Comune”, “Asse Sicilia” e “A Turri”.

«La presenza a Paternò della famiglia Minutoli è stata un’occasione preziosa per parlare di Shoah e quindi di memoria, di cultura e di educazione – ha affermato l’assessore Valentina Campisano -. Il giorno della memoria serve a ricordare lo sterminio di milioni di ebrei e la mostruosità delle dittature totalitarie, perché mai più si ripeta ciò che è accaduto. Oggi che in varie parti del mondo si fomentano l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso da noi”, sorge più che mai l’esigenza della memoria, intesa come strumento didattico ed educativo, perché commemorare non serve a nulla se, dal ricordo di uno dei momenti più bui della storia dell’uomo, non si impara il senso del rispetto e della tolleranza verso l’essere umano, di qualunque razza, genere, religione, esso sia».

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