Operazione Libeccio: estorsione “d’onore” a Palermo, tre in manette

Operazione Libeccio: estorsione “d’onore” a Palermo, tre in manette

PALERMO – Rosa Costantino, Pietro e Maria Liga, sono stati arrestati a Santa Flavia (Palermo) due giorni fa: i tre avevano più volte ricattato un detenuto. L’operazione Libeccio, così è stata denominata dai carabinieri della compagnia di Bagheria, è stata coordinata dai magistrati della DDA di Palermo, Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli.

Grazie alla costante vigilanza degli agenti è stato possibile appurare che Pietro Liga (49 anni), Maria Liga (25 anni) e Rosa Costantino (52 anni) hanno più volte tentato di portare a termine delle operazioni estorsive ai danni di un uomo (di cui non sono state rese note le generalità) al momento detenuto nel braccio Libeccio del carcere Pagliarelli di Palermo. Ricatti e minacce non erano destinate soltanto a quest’ultimo, per altro in carcere per fatti di mafia, ma anche alla sua famiglia: Rosa, Pietro e Maria, rispettivamente moglie, marito e figlia, volevano innanzitutto vendicare così il loro onore.

A quanto pare infatti il detenuto, arrestato lo scorso 5 giugno nel corso dell’operazione Reset, avrebbe offeso ed insultato Pietro Liga. Proprio le intercettazioni prodotte nel corso dell’operazione Reset avrebbero infatti minato la sua posizione di “uomo d’onore” all’interno del clan mafioso di Bagheria.

Data “l’offesa”, Pietro Liga, anch’egli detenuto, avrebbe più volte avvicinato il suo accusatore nella cappella del carcere e gli avrebbe intimato di corrispondergli una somma in denaro a titolo di risarcimento (da 20 mila euro la quota sarebbe progressivamente scesa a 2.500 euro, seguendo un iter di contrattazione tipicamente mafioso).

Nel caso in cui il detenuto si fosse rifiutato di corrispondere il denaro richiesto da Pietro Liga, la sua famiglia ne avrebbe quanto prima pagato le conseguenze: non a caso Rosa e Maria, adesso condannate ai domiciliari, avevano preso a ricattare la moglie del malcapitato.

L’ampio ventaglio di prove a carico dei tre sospettati raccolti dai carabinieri impegnati nell’operazione Libeccio, ha portato a costruire un quadro probatorio che nell’ordinanza cautelare viene addirittura definito granitico: i tre dovranno adesso rispondere del reato di tentata estorsione in concorso per altro aggravata dal metodo mafioso e dall’intento di agevolare gli affari di Cosa Nostra

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