Mobilità urbana alternativa. Quanto dovremo ancora aspettare?

Mobilità urbana alternativa. Quanto dovremo ancora aspettare?

CATANIA – Nasceva nel 2006, tramite continue e fitte riunioni tra la neonata associazione “Salvaciclisti” e l’allora sindaco Stancanelli, un progetto del tutto “green”, che aveva come argomento di dibattito la mobilità urbana “alternativa”.

Un progetto che prevedeva migliorie nei servizi pubblici e in ambito di sicurezza stradale, oltre all’installazione di nuove piste ciclabili. Sono passati quasi 10 anni, ma delle promesse fin’ora fatte, ben poche sono state mantenute.

La redazione di Newsicilia ha deciso di riprendere questo argomento e di sostenerlo, spiegando, in prima battuta, i progetti presentati ed approvati dalla giunta Bianco e, successivamente, dando voce a chi denuncia l’inadempienza e lo spreco di denaro pubblico da parte del comune.

Promesse e proposte erano state presentate anche nell’ultimo PGTU (Piano generale del traffico urbano) della città di Catania, esposto il 28 Maggio 2014 dal dipartimento di ingegneria civile e architettura in cui, anche questa volta, erano state messe al centro del discorso la mobilità urbana e il benessere della città e dei cittadini. Ma a quasi un anno dalla presentazione del progetto nulla o poco (anzi pochissimo) è cambiato, come segnalato dalle associazioni che sostengono la mobilità alternativa.

Ma analizziamo, nello specifico, le maggiori criticità in termini di traffico urbano e d’impatto ambientale nella provincia etnea, e, consecutivamente, le migliorie che il PGTU prevede di apportare entro il 2020.

Come è possibile apprendere dalle prime pagine del piano urbanistico, è davvero evidente lo stato di criticità in cui riversa la nostra città. L’enorme numero di auto presenti nel territorio catanese, che raggiunge la spaventosa media di 70 automobili ogni 100 abitanti (seconda solo alla città di Roma e tra le più alte d’Europa), ha anche subito un ulteriore aumento negli ultimi anni, in controtendenza al resto delle grandi città d’Italia, che hanno invece visto scendere drasticamente questi numeri. Cosa comportano questi due dati?

La risposta è banale, ma non sono banali i dati raccolti.

Questi, infatti, oltre ad evidenziare come comportino un maggiore spreco economico/energetico ed un aumento degli incidenti stradali, mettono in risalto un preoccupante innalzamento dei livelli di Co2, con una crescita dell’8,5% negli ultimi anni, al contrario delle grandi città italiane, che sono riuscite a mettere il segno meno davanti a quei terribili numeri.

Tutto questo ha contribuito a rendere Catania una delle città più inquinate e meno sicure d’Europa.

Ma quali dovrebbero essere, allora, le manovre per migliorare queste imbarazzanti statistiche?

Secondo il PGTU presentato dal gruppo di ingegneri e approvato dalla giunta Bianco, il piano a lungo termine (2015-2020), dovrebbe favorire l’abbandono graduale (ma non totale) delle autovetture, promuovendo la mobilità pedonale e ciclistica ed un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, che a livello di percentuali, si attesta tra gli ultimi d’Europa.

Ma anche qui è doveroso porsi delle domande. Perché utilizzare una bicicletta in una delle città con il traffico più pericoloso d’Europa? Per non parlare poi dei mezzi pubblici; perché un cittadino dovrebbe preferire un autobus alla propria auto, sapendo già in partenza che i tempi d’attesa del mezzo e di percorrenza stradale sono quintuplicati rispetto a quelli offerti dalla propria auto?

C’è da dire che, da un paio di anni, è in funzione la linea veloce BRT1, la quale, fin’ora, ha riscontrato un ottimo successo, dovuto anche ad una inaspettata continuità in termini di qualità del servizio. Tuttavia è materialmente impossibile voler legare un’intera provincia ad un’unica linea pubblica, che, tra le altre cose, copre una percentuale bassissima della zone del catanese.

Per far fronte al problema “mezzi pubblici” sarebbero infatti dovuti iniziare, sempre secondo il piano urbanistico a lungo termine, i lavori di ampliamento sia della rete BRT, sia di quella metropolitana (dato che l’area coperta da quella attuale è davvero irrisoria), con grandi migliorie anche per i mezzi di trasporto e agevolazioni per i passeggeri.

Secondo progetti e piani regolatori (presentati già nel PGTU del 2013), la copertura delle nuove linee BRT e Metropolitane, dovrebbe collegare il centro città con le zone della periferia, come Librino e San Giorgio, e con alcuni dei comuni più abitati, come Misterbianco e quelli alle pendici del vulcano; a fare da contorno ai potenziamenti delle linee pubbliche, è prevista anche la costruzione di nuovi parcheggi scambiatori, in modo da facilitare l’interconnessione tra centro e comuni limitrofi.

Un altro obiettivo è, invece, quello dell’installazione di molteplici piste e corsie ciclabili, prima tra tutte quella che dovrebbe collegare l’area della stazione fino al comune di Aci Castello, attraverso il lungo mare (in attesa di realizzazione da diversi anni); previsto anche il miglioramento delle infrastrutture per la mobilità pedonale, attraverso il potenziamento delle ZTL (Zone a traffico limitato) e alla creazione di nuove aree pedonali e isole ambientali.

Insomma, progetti su progetti, inseriti da ormai diversi anni nei vari PGTU fin qui presentati, ma mai messi in atto, come denuncia l’associazione “Salvaciclisti”; è evidente come, ancora, non vi sia l’ombra di un cantiere; come, ancora, la lentezza dei mezzi pubblici sia davvero imbarazzante; come, ancora, chi decida di utilizzare la propria bici, lo fa sapendo che non potrà pedalare con serenità e dovrà farlo in mezzo ad un traffico indisciplinato e pericoloso.

I cittadini sono stanchi delle promesse e quello che vogliono adesso sono risposte e fatti concreti.

Giuseppe Correnti – Giorgia Mosca

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