Cosa mangiamo veramente? Gli orrori degli allevamenti: scarsa igiene e sofferenza

Cosa mangiamo veramente? Gli orrori degli allevamenti: scarsa igiene e sofferenza

CATANIA – Latte, uova, carne di bovino, di cavallo, di maiale, di coniglio, pesce. Ma siamo davvero coscienti di come tutto ciò finisca sulle nostre tavole?

Le polemiche sugli allevamenti si fanno sempre più forti e in effetti questo settore, spesso, sembra essere lasciato a se stesso. Pochi controlli, poca consapevolezza, tanti danni per la salute sia umana che animale.

Un abuso degli allevamenti e un commercio incontrollato di prodotti di origine animale ha portato ad oggi a un punto di non ritorno. È inevitabile che con migliaia di animali ammassati in luoghi chiusi, specialmente nel caso degli allevamenti intensivi, si liberi una gamma di agenti inquinanti che danneggiano l’ambiente intorno a noi, gli stessi animali di cui poi ci cibiamo e le piante, tanto che nel 2006 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ha descritto l’allevamento intensivo come “uno dei fattori che maggiormente contribuiscono ai più gravi problemi ambientali attuali”.

Un aspetto che spesso si sottovaluta riguarda la salute psicofisica dell’animale che, come potete immaginare, influisce non poco sulla qualità degli alimenti che poi consumiamo. Una condizione di stress come quella alla quale vengono sottoposti gli animali da macello, costretti a vivere in gabbie troppo strette e sporche, privati del proprio spazio vitale e della luce del sole, genera un “prodotto” finale di scarsa qualità. 

Per capire meglio cosa succede in Sicilia, abbiamo intervistato Tiziana Genovese, delegata della sezione OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) di Catania e provincia.

“La nostra associazione si occupa da poco tempo degli animali da reddito. Stiamo cercando di collaborare con i Comuni e istituire dei nuclei operativi efficienti e già abbiamo collaborato in parecchie operazioni che hanno portato alla denuncia di allevamenti non riconosciuti, di cui la Sicilia è piena. Le segnalazioni arrivano soprattutto dall’hinterland e riguardano casi di cattiva gestione, che lasciano trasparire una totale ignoranza delle norme di igiene e di mantenimento degli animali, soprattutto da parte dei piccoli allevatori ‘fai da te’. Purtroppo non esiste più il bovaro che porta le bestie al pascolo, è un mestiere estinto a eccezione di vere e proprie rarità. I casi sono sempre gli stessi: animali ammassati nelle stesse gabbie, che si feriscono a vicenda o che si mangiano tra loro, che vivono nella sporcizia e nei propri escrementi, che partoriscono i piccoli in condizioni aberranti e spesso li schiacciano per mancanza di spazio. 

La maggior parte degli animali allevati – continua Genovese – sono dichiarati per altri scopi e poi finiscono sulle tavole dei ristoranti. Un caso emblematico riguarda quello della carne di cavallo. Catania è uno dei maggiori produttori e consumatori di carne di cavallo, ma si sa che gli allevamenti di cavalli per la macellazione sono quasi inesistenti”.

È importante specificare che ci sono due tipi di cavalli, quelli DPA e quelli non DPA. I primi sono quelli di cui è permessa la macellazione, i secondi quelli che non possono essere macellati perché durante la loro vita gli sono stati somministrati farmaci che contengono principi attivi estremamente nocivi per l’uomo. Tra questi c’è il Fenilbutazone, potente analgesico e antinfiammatorio usato per curare i cavalli sportivi. Nonostante ciò, solo una piccolissima percentuale dei cavalli macellati e portati a tavola sono DPA. Infatti spesso il passaggio di questi animali non viene controllato e i cavalli finiscono nelle mani sbagliate di chi li spaccia per DPA grazie a bolli sanitari contraffatti.

“Il problema è l’estremo lassismo e il disinteresse che da sempre governa la Sicilia – commenta Genovese -. Nessun controllo, nessuna tutela. L’animale viene visto dall’ordinamento italiano come un oggetto, come merce di scambio, concetto respinto a priori dalla nostra associazione. Ma senza abbandonarci a disamine etiche chiediamo al consumatore più consapevolezza, se non per gli animali almeno per la propria salute. Chiedetevi da dove arriva la carne che avete nel piatto o il latte che state bevendo. Leggete bene le etichette, chiedete a noi volontari, informatevi sulla provenienza. Le battaglie degli animalisti hanno portato a dei veri e propri progressi nel campo dell’informazione. Sulle confezioni delle uova, ad esempio, sono presenti dei codici che permettono di capire in che modo sono state allevate le galline che le hanno prodotte. Ma la strada è ancora lunga. Spesso i bambini non sanno neanche da dove arrivi il prosciutto e non tutti forse sono consapevoli delle condizioni di vita delle mucche da latte, inseminate artificialmente per produrre quanto più latte possibile. Dall’età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno. Poco dopo la nascita, i vitelli sono strappati alle madri, provocando in entrambi un trauma, perché non ne bevano il latte e rinchiusi in minuscoli box in cui non hanno nemmeno lo spazio per coricarsi. Eppure l’uomo è l’unico “animale” che non continua ad assumere latte (quello di un altra specie) dopo lo svezzamento. Diversa è la situazione dei maiali, che subiscono un ‘trattamento particolare’: da piccoli vengono castrati senza anestesia perché altrimenti, da adulti, la loro carne assumerebbe un sapore troppo forte per i palati degli amanti del prosciutto. Poi viene tagliata loro la coda e limati i denti: lo stress degli allevamenti intensivi fa impazzire gli animali che hanno comportamenti psicotici aggressivi e senza questi ‘accorgimenti’ si morderebbero la coda reciprocamente. Credetemi, entrare in questi allevamenti è davvero un incubo, un’esperienza che non può essere dimenticata”. 

Queste sono solo alcune delle normali pratiche riservate agli animali da allevamento, per altre informazioni vi rimandiamo al sito dell’OIPA http://www.oipa.org/italia/allevamenti2/

Descrizioni forti ma necessarie per capire. Una situazione reale, che non può essere messa a tacere perché tutti possano rendersi conto di quello che mangiano, consapevoli dei rischi per la propria salute e delle condizioni degli animali, senza troppi moralismi.

Abbiamo poi contattato anche Essere Animali, associazione no-profit che si occupa di educazione, informazione e investigazioni nei luoghi in cui gli animali vengono maltrattati, che pur non occupandosi in particolar modo degli allevamenti in Sicilia, ci ha fornito delle immagini riguardanti le normali condizioni di mantenimento degli animali da macello. 

Le immagini mostrano condizioni che rispettano la normativa vigente. Non vi è illegalità in tutto ciò. Essere Animali non documenta solo situazioni illegali, ma anche situazioni perfettamente a norma di legge, per denunciare come queste ultime permettano di detenere animali in condizioni che causano gravi sofferenze.

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