La mafia è in ginocchio: le dichiarazioni di Alfano e Lo Voi all’indomani degli arresti a Bagheria

La mafia è in ginocchio: le dichiarazioni di Alfano e Lo Voi all’indomani degli arresti a Bagheria

PALERMO – All’indomani degli arresti eccellenti di Bagheria e della grande rivoluzione culturale che ha spinto 36 imprenditori a denunciare il racket  arrivano le dichiarazioni del Ministro degli Interni Angelino Alfano, che plaude al coraggio di questi uomini e che pone le basi per una nuova fase della lotta alla Mafia. “La mafia è in ginocchio. Non è ancora morta, ma ora è davvero in ginocchio, senza fiato, in agonia. Stiamo vincendo la battaglia. Perché la società civile mai come ora è con noi, mai come ora si fida dello Stato“. Parole che infondono speranza in un futuro diverso per la Sicilia quelle pronunciate da Alfano.

Dopo le denunce che hanno consentito 22 arresti di boss e gregari di cosa nostra, per il titolare del Viminale “imprenditori e commercianti hanno alzato il muro e hanno gridato il loro no a Cosa nostra. Oggi la voglia di riscatto di gente per bene prevale sulla paura; la legalità vince sull’omertà“. E agli imprenditori ancora vessati dal racket che non trovano il coraggio di denunciare dice: “Fidatevi dello Stato. È in grado di prevenire le intimidazioni, di proteggere chi denuncia e di punire chi crede che sia ancora il tempo del racket e delle estorsioni“. Alfano assicura che “chi ha coraggio di denunciare verrà premiato. Abbiamo già fatto scelte che vanno in quella direzione, come il rating di legalità, le white list o le interdittive antimafia. Sono paletti che determinano un primo slalom per coloro che sono in grado di operare sul mercato legale. Ma non basta. Ora siamo pronti a mandare a quegli imprenditori nuovi segnali. Uno su tutti: chi denuncia dovrà avere una corsia preferenziale per l’assegnazione degli appalti“.

Alfano si rivolge anche a quei siciliani che sono ancora convinti che la Mafia non si possa battere: “Guardate cosa è successo in casa dei mafiosi negli ultimi anni: solo galera, infelicità, morte e disperazione. Un tempo c’era, forse, la ricchezza. Oggi nemmeno quella. La nostra azione è decisa, la strategia di aggressione ai patrimoni carica di determinazione. Oggi, fare il mafioso non è nemmeno più conveniente“. Da tempo le associazioni antiracket chiedono una riforma della gestione dei beni confiscati alla Mafia e Alfano, se da un lato promette solleciti interventi, dall’altro fa notare come l’Agenzia, nata appena sei anni fa, si ritrovi a gestire migliaia di immobili, aziende e beni sottratti alle cosche. Ricorda, il ministro, come la cattura di Matteo Messina Denaro resti sempre l’obiettivo numero uno.

Il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, tuttavia, usa toni più cauti evitando di enfatizzare eccessivamente questo che, tuttavia, resta pur sempre un importantissimo traguardo: “Non so se si può parlare di svolta, eviterei di cedere alla facile tentazione di cantare vittoria prima del tempo, perché, i fatti ce lo hanno insegnato, ‘Cosa nostra’ resta forte e profondamente radicata sul territorio. Certo in nessuna indagine finora avevamo registrato un numero simile di collaborazioni con gli inquirenti. Siamo, dunque, davanti a un risultato importante“. Con la ribellione dei commercianti, dice il procuratore, “ci troviamo davanti a un’innegabile crescita sociale, resa ancora più importante, in questo caso, dal fatto che questa sorta di ribellione muove i passi da Bagheria, feudo mafioso storico che per anni ha dato ospitalità al boss Bernardo Provenzano durante la latitanza“.

Credo“, aggiunge Lo Voi, “che a certi risultati si sia arrivati grazie a più fattori: da un lato l’azione dello Stato, che, con un intervento repressivo incisivo e centinaia di arresti, ha dimostrato di sapere dare delle risposte efficaci, dall’altro il contributo fondamentale dell’associazionismo antiracket. Anche la crisi  ha rappresentato una spinta, per alcuni, che a un certo punto si chiedono perché sottostare a questa forma parassitaria di ricatto“. Il procuratore sottolinea che però non si parla solo per convenienza: “ci sono stati e ci sono anche casi in cui la vittima avverte il dovere etico di rivolgersi agli investigatori“.

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