Rapporti Stato-Mafia: assolto Mannino

Rapporti Stato-Mafia: assolto Mannino

PALERMO –  Per l’ex ministro Dc, l’accusa – rappresentata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia – aveva chiesto nove anni di carcere. Oggi Mannino è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

La decisione è stata presa dal gup Marina Petruzzella, dopo una breve camera di consiglio.

Io ho fiducia nella giustizia, non ho fatto mai una polemica nei confronti della magistratura – ha affermato – Oggi sto facendo delle constatazioni precise perché non si può prescindere dalla persecuzione da parte di alcuni pubblici ministeri, il problema lo segnalerò con i miei avvocati al Csm che poi deciderà cosa fare”. 

Mannino era accusato di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Si tratta della prima sentenza riguardo alla presunta trattativa tra lo Stato e la Mafia.

“Il gip Morosini aveva tutti gli elementi per decidere di non disporre il mio rinvio a giudizio e invece così non è stato – ha proseguito Mannino – Io ho servito lo Stato con estrema lealtà, non ho nulla di cui pentirmi, in nessun momento avrei anteposto un mio interesse, una mia preoccupazione a quello che ritenevo essere il mio dovere e il mio dovere era iscritto nel mio manifesto elettorale del 1991, ‘Contro la mafia, costi quel che costi’, non ho trovato la mafia, ho trovato altro. Ci pensino”.

A marzo di due anni fa, infatti, il collegio difensivo (Grazia Volo, Nino Caleca, Carlo Federico Grosso e Marcello Montalbano) optò per il rito abbreviato. Mentre prosegue quello ordinario per gli altri imputati. 

L’ex ministro è stato giudicato in merito al reato ascrittogli di minaccia a corpo politico dello Stato. Calogero Mannino, unico tra gli accusati coinvolti nello scandalo, ha scelto il rito abbreviato: è ancora quindi lontana la sentenza per l’ex Presidente del Senato, Nicola Mancino (falsa testimonianza davanti ai giudici), il generale Mario Mori, il colonnello Giuseppe De Donno ed il generale Antonio Subranni (tutti accusati di minaccia a corpo politico dello Stato).

Il processo ha avuto inizio poco meno di un anno fa, lo scorso dicembre per l’esattezza, quando la Procura di Palermo a seguito di una requisitoria ha chiesto che l’ex ministro Calogero Mannino venisse condannato a 9 anni di carcere nonché all’interdizione perenne dai pubblici uffici. La Procura di Palermo aveva dichiarato: “Non vi sono dubbi sulla comprovata responsabilità dell’imputato. Il fine della trattativa tra Stato mafia di Mannino sarebbe stato quello di evitare di essere ucciso da Cosa nostra. Non è l’unico fine della trattativa, sarebbe riduttivo, ma è certamente l’unico fine di Mannino“.

Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha anche sostenuto la tesi che Calogero Mannino fosse “Istigatore e ispiratore principale del contatto tra Mori, De Donno, e Cosa nostra perché si riuscisse a evitare in qualche modo che la mafia lo ammazzasse. L’interlocuzione con Cosa nostra, ma anche con altri esponenti istituzionali, deriva dalla necessità di scegliere la via dell’accordo mentre gli uomini dello Stato avrebbero dovuto cercare la strada per distruggere Cosa nostra, non quella di conviverci e coesisterci“.

Oggi l’assoluzione.

 

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