L’associazione culturale Villa Fazio commemora gli “innocenti” dei campi di sterminio

L’associazione culturale Villa Fazio commemora gli “innocenti” dei campi di sterminio

CATANIA – “Ricordiamo la Shoah, come esempio di un male ancora esistente, e intendiamo ricordarla ogni giorno, per non dimenticare e per lottare contro l’orrore, le discriminazioni, la privazione della libertà. SEMPRE”.

Sono le parole di Simona  Barcellona, scrittrice e poetessa catanese, intervenuta nella giornata di ieri al percorso-mostra tenutosi a Villa Fazio, Librino. Una manifestazione organizzata dall’associazione culturale “Amici Villa Fazio” e dall’associazione ANPI.

Questa mostra ha voluto accompagnare il visitatore all’interno di un percorso espositivo, composto di reperti fotografici, audiovisivi e testuali, che hanno permesso di conoscere da vicino la realtà vissuta dai bambini (su cui era incentrato tale percorso) nei campi di sterminio.

Difficile camminare sopra l’installazione fotografica “Walk of fear”, realizzata dalla fotografa Chiara Di Salvatore. Ispirandosi all’artista israeliano Menashe Kadishman, la fotografa catanese, costringe il visitatore a passare sopra dei volti urlanti e terrorizzati, per permettere di recepire con forza la sofferenza e la metafora che intercorre tra il calpestare un volto e calpestare la dignità, i diritti, la sua stessa vita.

Ed era proprio questo l’obiettivo: far si che il pubblico prendesse atto di quanto avvenuto, attraverso i silenzi, i loro sguardi e i loro scritti. Sono proprio poesie e lettere a struggere l’animo di chi ascolta.

Parole ritrovate all’interno del campo di concentramento di Terezin, che dimostrano come l’essere umano, maltrattato, torturato e defraudato della propria identità, non perda mai la speranza; una speranza che, questi bambini, trovavano anche nell’arte (molteplici erano, infatti, i circoli artistici segreti all’interno dei lager).

Di forte impatto il cortometraggio “Squarci di Memoria” realizzato da Dario Distefano, che si discosta dal cinema convenzionale e spesso spettacolarizzato, e che mostra, nella sua crudezza, ciò che i bambini erano costretti a dover ascoltare e subire. Come la separazione dalla propria famiglia, concetto rappresentato dalla compagnia di danza “Catania City Ballet”.

Ma perché commemorare un evento così nefasto della storia dell’umanità e che ha toccato, con la sua mano gelida, anche Catania spazzando via più di 70 vite?

“Perchè dimenticare chi ha subito qualcosa che noi possiamo solo immaginare, vorrebbe dire uccidere nuovamente quelle anime e per far si che ci si renda conto, che la Shoah è probabilmente intrinseca nell’uomo e si ripete tutt’oggi sotto altre forme e bandiere”.

Giuseppe Correnti

Commenti