In manette 10 scafisti egiziani fra Sicilia e Calabria. I profughi: “Non avevano alcuna pietà neanche con i bambini”

In manette 10 scafisti egiziani fra Sicilia e Calabria. I profughi: “Non avevano alcuna pietà neanche con i bambini”

RAGUSA – La Polizia di Stato ha fermato un equipaggio con 10 scafisti egiziani, 7 a Pozzallo – con un minore – e 3 a Roccella Ionica.

Indagini molto complesse perché una volta soccorsi in alto mare i migranti sono stati separati in 2 gruppi, uno è approdato a Pozzallo e l’altro appunto a Roccella Ionica.

In collaborazione con il commissariato della polizia di stato di Siderno (Reggio Calabria) sono stati fermati altri 3 scafisti per un totale di 10.

 Arrivati la mattina del 2 settembre a Pozzallo con la nave inglese Protector nell’ambito dell’operazione Frontex. Alla fine, dopo complesse procedure di identificazione sono risultati essere quasi 90 gli egiziani tra i 12 ed i 17 anni; 30 gli egiziani maggiorenni che verranno respinti alla frontiera con provvedimento del questore di Ragusa e condotti in patria.

Gli altri migranti siriani e sudanesi sono stati subito trasferiti.

“I più piccoli sono stati messi in stiva, noi siriani avevamo pagato forse di più e siamo stati sopra, dove almeno si respirava”. È un dei passaggi drammatici delle testimonianze degli immigrati giunti ieri a Pozzallo che hanno consentito anche di individuare i dieci scafisti. E che ribadiscono l’assenza di pietà anche per i bambini, costretti a subire gli stenti e i rischi dei grandi.

“Ci avevano detto – hanno riferito altri – che gli egiziani sono diversi dai libici, che ci avrebbero trattato bene, invece solo promesse non mantenute, ci hanno picchiato non appena cambiavamo posto e dato da mangiare pane e acqua, anche ai bambini”.

Hanno pagato 3.000 dollari per “viaggiare sicuri”, ma “sembrava di non arrivare mai, quando abbiamo visto le navi italiane abbiamo ringraziato Dio di essere salvi, il cibo erano finito da giorni”.

Uno scafista ha confessato e ha spiegato: “Il cibo era costituito solo da pane e qualche pezzo di formaggio ed è terminato il terzo giorno di navigazione alla volta dell’Italia. A causa di ciò molti dei passeggeri hanno patito la fame e la sete mentre altri hanno ovviato a tale inconveniente ricorrendo al poco cibo che avevano con loro. Gli atti di violenza da parte dell’equipaggio nei confronti dei passeggeri erano dovuti alle proteste di questi ultimi per la mancanza di acqua e cibo che sono diventate più insistenti”.

Inoltre, “raramente nel corso del viaggio veniva concesso ai passeggeri allocati nella stiva di salire in coperta e ciò per consentirgli di prendere delle boccate d’aria, per non compromettere la stabilità della barca”. Dalle indagini è stato appurato che gli organizzatori egiziani hanno incassato circa 750.000 dollari.

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