Le famiglie siciliane tra le più sprecone d’Italia

Le famiglie siciliane tra le più sprecone d’Italia

SICILIA – In questi anni in cui milioni di famiglie, soprattutto quelle del meridione, stanno subendo i gravissimi danni che la crisi finanziaria ha causato al “bel paese”, c’è una forma di spreco che non cessa di esistere. Lo spreco alimentare.

Tra le famiglie meno virtuose d’Italia, ci sono proprio quelle siciliane come evidenzia una recente inchiesta di Repubblica.

Secondo i dati presentati dalla deputata palermitana Loredana Lupo, appartenente al Movimento 5 stelle, in un anno una famiglia composta da quattro persone (padre, madre e due figli) getta letteralmente mille euro nel cassonetto, con uno spreco che corrisponde ad 80 chili di cibo per persona. 

I dati sono davvero spaventosi e ben superiori alla media nazionale. L’85% delle famiglie siciliane butta cibo almeno una volta a settimana e, fra questi, il 55% quasi tutti i giorni. Dati che sono ulteriormente alimentati dal pessimo modo di “far spesa” delle famiglie. Infatti, il 43% compra sempre un pò più di quello che serve, mentre il 6% acquista ben più del fabbisogno familiare.

Tra i cibi freschi più sperperati troviamo frutta e verdura, ma soprattutto il pane fresco; numeri che, fortunatamente, diminuiscono quando si parla di cibi cotti.

Uno spreco che non riguarda solo le famiglie, ma anche la grande distribuzione e le mense, complice, è giusto dirlo, anche la normativa in fatto di sicurezza alimentare.

In tal senso cresce il numero di strutture che stringono accordi con Banco Alimentare. Gli operatori di questo servizio, infatti, dal 2009 si occupano di ritirare le eccedenze alimentari dalla grande distribuzione, per offrirle a chi ne ha davvero bisogno. In Sicilia sono due le associazioni che fanno capo al Banco Alimentare, una a Palermo, che si occupa della parte occidentale dell’isola, ed una a Catania, con responsabilità per la parte orientale.

A questa associazione, però, si rivolgono, più che altro, alberghi, ristoranti e aziende; come aiutare allora i privati cittadini ad evitare questo inutile spreco?

Se da un lato l’Unione Europea vorrebbe allungare il periodo di commestibilità delle confezioni di riso e pasta, dall’altro sono gli stessi cittadini ad ingegnarsi per poter combattere questo sperpero di cibo.

A Caltagirone, infatti, è attiva da anni la piattaforma on-line “i-Food Share“. Questa permette la condivisione tra privati, commercianti e produttori, del cibo in eccedenza. Un modo semplice e innovativo per evitare che tonnellate di cibo vengano buttate.

Una soluzione viene proposta anche dalle istituzioni per ridurre gli sprechi alimentari del 50% entro il 2020. È stato infatti messo in atto il Pinpas, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, considerato dal ministro dell’ambiente Andrea OrlandoUn piano urgente e non più rinviabile. Un grande progetto di green-economy che può produrre riduzione dello spreco, occupazione e innovazione nella ricerca – osserva il ministro Orlando -. Qui la green-economy è la capacità di fare di più sprecando di meno“.

Insomma la lotta ad un tipo di spreco assolutamente non tollerabile, soprattutto quando milioni di famiglie hanno difficoltà nel poter mettere del cibo in tavola, è solo all’inizio.

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