Dopo il disastro in Nepal gli studiosi siciliani riflettono sul rischio sismico

Dopo il disastro in Nepal gli studiosi siciliani riflettono sul rischio sismico

SICILIA – Sono passate poco più di 48 ore dai tragici 50 secondi che hanno scosso il Nepal con un sisma di magnitudo 7,9. L’atroce morte di 2000 persone ha provocato un immenso sconforto e portato gli studiosi siciliani a fare delle riflessioni sulle cause e sul rischio che affligge anche il territorio isolano.

“Quanto accaduto è dovuto allo spostamento dell’India di cinque cm all’anno verso nord per azione della placca indiana che si immerge sotto quella euroasiatica sicuramente è un evento di grandi proporzioni – afferma Giuseppe Collura, presidente dei geologi di Sicilia – La Sicilia si sposta, sebbene di 0,5 cm all’anno, verso nord-est mettendo in gioco quantità di energia non proprio indifferenti”. 

Si tratta di un forte segnale d’allarme lanciato dallo studioso che continua “Sebbene allo stato attuale non possiamo prevedere in modo deterministico i terremoti, la storia ci dice dove sono avvenuti e l’energia che hanno sviluppato nel recente passato, aiutandoci a tracciare delle aree di maggiore o minore rischio sismico del nostro Paese”.

Collura sottolinea che il suo obiettivo non è quello di creare inutili allarmismi ma solo la volontà di “monitorare il territorio in maniera più capillare di quanto fatto finora, non sottovalutando che l’inizio della costruzione di un edificio parte proprio dal suo terreno di fondazione”.

Ad oggi solo in 58 comuni siciliani su 282 sono stati effettuati studi di microzonazione sismica e sono state investite ingenti risorse economiche.

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