Cyberbullismo: quando la tecnologia diventa pericolosa

Cyberbullismo: quando la tecnologia diventa pericolosa

CATANIA – In un mondo in cui si è ormai abituati ad usare computer e strumenti tecnologici, si perde sempre più di vista il contatto umano, quello reale, e si finisce catapultati in un mondo che di reale ha ben poco, internet.

A parlarci di un‘esperienza che purtroppo, ai giorni d’oggi vivono numerose persone è un ragazzo, di cui non possiamo rivelare le generalità, che per convenzione chiameremo Silvio.  

Silvio è stato vittima di cyberbullismo all’età di 14 anni: “Era il primo anno da liceale, portavo con me la voglia di vivere e di affermare ciò che ero, sempre e comunque nel rispetto dell’altro. Avevo già tanto in mente, mi aspettavo una famiglia come classe, era ciò che desideravo da sempre. Nonostante gli episodi di bullismo subiti già all’asilo e alle scuole elementari, rimanevo positivo, speravo in una svolta; non ho mai vissuto davvero la mia infanzia e volevo godermi la mia adolescenza“.

I primi mesi scolastici Silvio li descrive in maniera tranquilla, tutto andava bene e malgrado la timidezza che purtroppo sin dall’infanzia lo ostacolava nei rapporti sociali, era riuscito ad aprirsi ai suoi compagni con i quali insieme pensava di costituire una vera squadra, una di quelle che si ricordano durante il resto della vita e che magari poi si raccontano pure ai figli.

“Non ho mai sospettato che qualcosa non andasse bene. Non mi piaceva litigare e non lo faccio tutt’ora. Miravo e miro alla comprensione dell’altro e al suo completo star bene. Avevamo un gruppo classe su internet, lì si scriveva quasi sempre e vuoi o non vuoi si finiva per scambiare quattro chiacchiere tra un pomeriggio e l’altro. Avevamo da poco eletto i rappresentanti, le persone che sarebbero dovute diventare portavoce dell’intero gruppo classe; durante questo periodo tutto andava bene e io avevo finalmente ritrovato la serenità che mi spettava”.

Un giorno però qualcosa è cambiato: “Un pomeriggio gli stessi rappresentanti hanno iniziato a scrivere e a insultare pesantemente un ragazzo, non rivelavano il nome ma continuavano imperterriti, senza alcuna sosta, fra risate e denigrazioni. La cosa andò avanti per settimane. Non ho mai voluto cancellare quei messaggi, c’era qualcosa dentro di me che mi suggeriva di conservarli. Non posso rivelare tali cattiverie, posso solo dire che ogni notte mi ritrovavo in preda al panico, finché una sera mia madre mi ha visto piangere e tremare. Si è subito allarmata ed insieme a lei e alla mia famiglia, ho segnalato poi la cosa al dirigente scolastico e ai professori. Avevo con me, ogni singolo messaggio; ogni frase mirata all’isolamento e alla denigrazione della mia persona era stata stampata. Alla chiusura dell’anno scolastico ho provveduto invece richiedendo il nullaosta che mi avrebbe permesso di poter andare via da quella scuola”.

Oggi Silvio la sua vita ce la racconta così: “Adesso sto bene, posso dire di fare realmente parte di una famiglia. Quel ricordo mi ha segnato dentro, non meritavo questo, ho sempre voluto il bene per l’altro. Metto tutt’oggi la gente al primo posto, ho una scarsa autostima e purtroppo sono molto sensibile, non nascondo di aver pianto né di piangere tutt’ora. Per superare l’esperienza vissuta sono dovuto ricorrere a uno psicologo, ho iniziato a soffrire di attacchi di panico che ad oggi, fortunatamente, non fanno più parte della mia vita”.

Una cosa Silvio tiene però a dirla: “I figli sono lo specchio dei genitori, è da loro che parte tutto. Mancano i principi, non esiste più alcuna umanità; ciò che sono adesso è il risultato di quel che ho trascorso. Ogni esperienza vissuta fin’ora mi è servita ad essere una persona migliore, non ho mai sentito il bisogno di denigrare l’altro per sentirmi grande, chi ha bisogno di far sentire l’altro piccolo in fondo non lo è mai stato”.

 

 

 

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