La Civita: quartiere borghese e dalle mille metamorfosi

La Civita: quartiere borghese e dalle mille metamorfosi

CATANIA – Qualche settimana fa abbiamo fatto un viaggio nella storia del quartiere di San Berillo, scoprendo come fosse in passato e come fosse oggi e facendoci raccontare la storia di chi ha vissuto per tanti anni là svolgendo il mestiere più antico del mondo. Sicuramente è stata l’area con la metamorfosi più grande, ma ci sono tante altre zone che hanno avuto un ruolo fondamentale per Catania.

Tra queste c’è la Civita, che passa per gli Archi della Marina, che comprende la parte bassa di via San Giuliano (quella vicino alla stazione per intenderci) o, ancora, via Teatro Massimo. Tutte parti della città dove ci si trova spesso, specialmente la sera durante le ore della movida catanese. Un esempio sono il Caffè del Porto e tutti i locali nella zona di via Vittorio Emanuele, piazza Cutelli e via teatro Massimo. Ma cosa c’era prima?

Il quartiere, che si trova nella parte occidentale della città, sorge in tempi antichi, probabilmente a seguito delle conquiste islamiche. Il suo più grande cambiamento viario avviene in seguito alle eruzioni dell’Etna del 1669 e del 1928. Esempio lampante della prima attività eruttiva è la curva alla fine di via Beato Cardinale Dusmet e il terreno attorno al Castello Ursino, inizialmente costruito su una lingua di terra che si affacciava sul mare.  In quell’anno, la colata lavica avvolse tutta la parte occidentale della città giungendo in mare e creando un chilometro di terra ferma. Rappresentativa della seconda eruzione e delle sue conseguenze, è l’asfalto presente sotto il ponte degli Archi della Marina, dove prima c’era l’acqua.

Per quanto riguarda il mutamento estetico, invece, successivamente al terremoto del 1693 le case vengono ricostruite e la zona assume un aspetto più regolare con arterie più ampie, a differenza delle caratteristiche viuzze e cortiletti antecedenti.

Per tutto il Settecento e buona parte del secolo successivo, la zona non subisce ulteriori modifiche rilevanti. Poi, a metà Ottocento e con la costituzione del Regno d’Italia, si procede alla costruzione delle ferrovie, con il ponte degli Archi della Marina. Ma con la seconda guerra mondiale buona parte della Civita viene distrutta.

La ricrescita non è facile e l’area si degrada, complice la decadenza e l’abbandono di buona parte dei palazzi barocchi, che prima erano simbolo di ricchezza e bellezza della città. Solo alla fine degli anni ’90 del Novecento le cose cominciano a cambiare. Le amministrazioni di quegli anni si attivano per il recupero delle case signorili, utilizzandole spesso per scopi sociali. Alcune, per esempio, sono diventate sede della facoltà di Scienze Politiche o della biblioteca comunale “Vincenzo Bellini”. Oggi, la Civita si presenta in modo decoroso, anche se ci sono diverse cose che si possono fare per migliorarne la vivibilità. 

Domani scopriremo il quartiere con gli occhi del presidente della prima circoscrizione Salvatore Romano.

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