Città metropolitana e crisi, “anche il sindacato deve cambiare”

Città metropolitana e crisi, “anche il sindacato deve cambiare”

CATANIA – La città metropolitana di Catania si prepara ad allargare i suoi storici confini, ma avrà un’eredità pesante: dopo sette anni di crisi ci sono 29mila disoccupati in più, le imprese sono diminuite del 9 per cento, nel primo trimestre del 2015 c’è stata una flessione del flusso di merci. Con il Jobsact che, in tutta la Sicilia, ha prodotto solo l’1 per cento di nuove assunzioni. Davanti a questo quadro, la Cisl etnea si prepara ad affrontare le trasformazioni che attendono Catania, ma che pongono anche il sindacato davanti alla necessità di riorganizzarsi per affrontare le sfide del XXI secolo: essere più solidale ed efficace, più vicino alle persone sui posti di lavoro e nel territorio.

I temi sono stati discussi nell’assemblea organizzativa programmatica tenutasi oggi nella sala conferenze di Scienze politiche, alla quale hanno partecipato Rosaria Rotolo, segretaria generale Cisl Catania, Maurizio Bernava, segretario confederale Cisl, e Mimmo Milazzo, segretario generale Cisl Sicilia, e 300 tra delegati e componenti delle Rsu e delle Rsa.

La situazione occupazionale è delicata: ai danni provocati dalla crisi si aggiunge la cassa integrazione annunciata alla St Microelectronics. Sono crollati imperi economici: nell’editoria televisiva e nel trasporto aereo, anche qui con la perdita di centinaia di lavoratori, molti con elevata professionalità. Anche l’aeroporto, terzo per traffico in Italia, ha perso nel mese di agosto quasi il 10 per cento di passeggeri rispetto al 2014. L’occupazione nella grande distribuzione organizzata, già colpita duramente con la vicenda Aligrup, ha visto l’annuncio di Auchan per tagli fino al 44 per cento. La flessione del flusso di merci ha riguardato in particolare l’attività manifatturiera, i settori della farmaceutica, della siderurgia, i computer e gli apparecchi elettronici e ottici.

«Siamo davanti a un cambiamento epocaleha detto Rosaria Rotolorivoluzione tecnologica e globalizzazione stanno cambiando la nozione di lavoro e l’organizzazione aziendale, con effetti sul ruolo del sindacato. E il sindacato non può restare nel limbo e nell’attesa di mutare, deve cambiare passo e superare la fase di spiazzamento in cui non si può restare. Anche la riforma dei livelli amministrativi che si sta avviando, con la nuova città metropolitana, deve portare a una riorganizzazione e ristrutturazione della gestione amministrativa e dei servizi, con integrazioni e fusioni per migliorare la qualità e ridurre i costi dei servizi, salvaguardando lavoratori e lavoratrici, e nuove competenze con il riposizionamento della organizzazione delle politiche del lavoro sul livello locale. A Catania negli anni abbiamo sperimentato un modello improntato alla condivisione e non alla contrapposizione, con accordi innovativi su flessibilità in entrata, in presenza di importanti investimenti delle imprese che hanno portato a nuove assunzioni, con il coraggio di proseguire alla firma degli accordi anche da soli, lasciando indietro la zavorra ideologica. E il tempo ci ha dato ragione, gli accordi che oggi fanno clamore in tutto il Paese, e mi riferisco a ex Fiat, a Catania li abbiamo praticati».

«La Cisl ha sottolineato Bernavasi sta preparando a un grande cambiamento nel senso della trasparenza per valorizzare il territorio con servizi in un’ottica intergenerazionale, ai pensionati, ai giovani, e per le transizioni lavorative; nei posti di lavoro, con un modello partecipativo, col welfare aziendale, i fondi pensione per tutti e per politiche di investimento».

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