“Costretti a stare in stiva, ci picchiavano con le spranghe”, le storie dei migranti sopravvissuti

“Costretti a stare in stiva, ci picchiavano con le spranghe”, le storie dei migranti sopravvissuti

PALERMO – Sull’imbarcazione erano presenti altri 7 o 8 uomini che avevano lo scopo di tenerci nella stiva ed erano quelli che ci colpivano con i bastoni, le spranghe e i coltelli”. 

“Mi hanno colpito alla schiena con una spranga di ferro. Ricordo inoltre che hanno sferrato un violento colpo alla testa ad un ragazzo del Bangladesh causando la perdita dei sensi e la fuoruscita di sangue”.

“Ho visto morire davanti ai miei occhi 5 persone per asfissia e per mancanza di acqua”.

Queste sono soltanto alcune delle frasi dei migranti salvati durante l’ennesima traversata del Canale di Sicilia che ha causato la morte di 52 persone chiuse nella stiva del barcone e decedute per asfissia.

Si terrà questa mattina nel carcere Pagliarelli di Palermo l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Palermo.

Sono dieci gli scafisti arrestati, accusati si favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina e omicidio, i quali verranno messi a confronto con cinque testimoni che li hanno accusati. Dai racconti dei migranti il procuratore aggiunto di Palermo, Maurizio Scalia, che coordina l’inchiesta, e i pm Anna Picozzi, Gery Ferrara, Renza Cescon e Roberto Tartaglia, hanno ricostruito un quadro di violenza indicibile.

Seppur fiorente il mercato dei migranti inizia a perdere qualche colpo a causa dell’alacre lavoro della giustizia italiana.

Troppi gli arresti di scafisti in Sicilia e i trafficanti di esseri umani stanno decidendo di cambiare rotta e di provare a fare partire, sempre in cambio di soldi, di tanti soldi, i migranti via terra. Meglio dai Balcani.

Il trend delle ultime settimane lo conferma e il retroscena arriva dall’ultima inchiesta condotta dalla procura di Palermo che indaga da mesi, tra i primi in Italia, sui trafficanti di esseri umani. Ci sarebbero delle intercettazioni in cui emergerebbero le preoccupazioni dei trafficanti di esseri umani per i continui arresti di scafisti e quindi la volontà di cambiare metodo di ingresso in Europa.

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