A Catania “L’immigrazione che verrà”

CATANIA – Si è svolta oggi a Catania, alla presenza di numerosi attori istituzionali, la prima giornata del seminario nazionale “L’immigrazione che verrà”. L’iniziativa è stata organizzata a Palazzo Platamone da Area, il gruppo a cui aderiscono Magistratura democratica e Movimento per la Giustizia – art. 3.

Partendo dagli ultimi fatti tragici accaduti nel canale di Sicilia, gli interventi dei relatori si sono soffermati sulla necessità di trovare risposte efficaci alla grave emergenza umanitaria in atto e sul bisogno di garantire un’efficace azione di contrasto alle organizzazioni criminali transazionali. Ma si è discusso anche di tutela dei diritti fondamentali dei migranti.

In apertura il segretario generale di Magistratura democratica Anna Canepa, nel ringraziare la città di Catania per l’accoglienza, ha spiegato i motivi della scelta del capoluogo etneo come sede del seminario, soffermandosi sull’imponente flusso di migranti che ha interessato il comprensorio della Sicilia Sud-orientale nell’ultimo anno.

Il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia ha poi letto un messaggio inviato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, che non ha potuto partecipare ai lavori ma che sarà presente domani a Palazzo Platamone.

Il prefetto di Catania, Maria Guia Federico, ha illustrato nel suo intervento i numeri del fenomeno migratorio. “L’hanno scorso – ha dichiarato – al porto di Catania sono sbarcate circa 10mila persone e voglio ricordare a tutti che la provincia ospita 5mila migranti, più dell’intera Lombardia. Il problema – ha concluso – non è l’organizzazione, o l’identificazione, ma sono i numeri”.

Anche il Procuratore Generale di Catania, Salvatore Scalia ha sottolineato che è necessario che “si prenda atto che a un fenomeno straordinario si risponde con mezzi straordinari”. 

Sulla situazione di sofferenza vissuta dal Tribunale di Catania ha incentrato il suo intervento il presidente della prima sezione civile, Giovanni Dipietro: “Le carenze – ha spiegato – determinano la difficoltà di affrontare in tempi ragionevoli i procedimenti per le richieste di asilo. Ci troviamo di fronte a una caterva di procedimenti e in queste condizioni è difficile esercitare la giurisdizione per come la intendiamo”. 

Il presidente della Comunità islamica siciliana, dott. Abdelhafid Kheit, ha auspicato nel suo saluto che il fenomeno migratorio sia trattato “in maniera umana”: “la Sicilia sta facendo la sua parte – ha evidenziato Kheit – e con essa anche noi musulmani di Sicilia. La nostra comunità è fatta da gente che lavora, costretta spesso a fuggire da guerre e devastazioni. Sarebbe opportuno, ha aggiunto, realizzare cimiteri per i martiri del mare”.

Alla tavola rotonda, moderata dal giudice del Tribunale di Palermo Daniela Galazzi, ha preso la parola pure il sindaco di Catania, Enzo Bianco. “Il titolo scelto dagli organizzatori è secondo me particolarmente indovinato – ha sottolineato il primo cittadino , perché si tratta di un tema centrale per il Paese nei prossimi anni. Catania è un luogo di frontiera, di prima linea. Ci siamo sentiti trascurati e abbandonati – continua Bianco – come tutta la Sicilia, davanti a un fenomeno dalle proporzioni mai conosciute e che non si può risolvere con politiche emergenziali. Manca ancora un centro di prima accoglienza nella zona, nonostante sia stato richiesto da tempo”.

Sull’esperienza di Frontex, il sindaco di Catania, non ha risparmiato critiche: “Non si è dimostrata adeguata, sia per l’approccio sia per le risorse limitate rispetto all’operatività che dovrebbe avere. E poi che senso ha avere la sede in Polonia?”. Bianco ha poi concluso sottolineando l’importanza di attuare “politiche per l’integrazione”, le quali risultano indubbiamente “essenziali”.

Il direttore di Limes, Lucio Caracciolo si è soffermato nella sua relazione sulle dinamiche geopolitiche che originano la migrazione per necessità, quella di profughi e rifugiati. “Tra Levante, Nordafrica e Golfo, ha spiegato Caracciolo, si sta combattendo una serie di guerre civili, di cui sono conseguenza i flussi verso Nord. Alla radice – ha continuato il giornalista – c’è lo scontro sotterraneo tra Arabia Saudita e Iran, i due colossi, di cui noi vediamo gli effetti”.

Sull’ascesa dello Stato Islamico, Caracciolo ha evidenziato che uno dei fattori della sua espansione “è la propaganda, spesso rilanciata anche dai media occidentali senza adeguate verifiche”. Due secondo l’esperto di geopolitica i fattori distintivi dell’Isis. “Da un lato quello di essere dotato di un proprio territorio e in secondo luogo di un marchio (quello del califfato) che suscita immediatamente simpatia nel mondo islamico”. In ogni caso secondo Caracciolo “Se ci fosse intenzione di liquidare l’organizzazione dal punto di vista militare nella sua regione d’origine si sarebbe già fatto”. Sulla situazione libica il direttore di Limes ha precisato che non “è affatto vero che lo Stato Islamico controlli la Libia. in realtà ci sono delle schegge disperse soprattutto in Cirenaica. Francia ed Egitto hanno loro interessi in Libia, l’Italia al momento non ha una strategia precisa. Certo, ha concluso, non si possono fare guerre senza obiettivi politici”.

Sugli aspetti penali e civili dei procedimenti legati ai fenomeni migratori si sono soffermati Vittorio Manes, professore dell’Università di Bologna che ha sottolineato come il “diritto di migrare sia ancora molto lontano dall’essere riconosciuto come diritto fondamentale e in ogni caso la giustizia penale non possa essere la soluzione per il fenomeno” e il giudice del Tribunale di Milano Patrizio Gattari che ha evidenziato come “l’ottica del giudice civile sia per forza di cose legata al singolo individuo che chiede protezione“.

Mentre il presidente della Commissione Riforme del Consiglio Superiore della Magistratura, Piergiorgio Morosini, ha portato il saluto dell’organo di autogoverno della magistratura. “La sfida del Csm – ha evidenziato Morosini – si gioca su tre piani: quello delle risorse, della formazione e delle relazioni internazionali. Occorre una formazione specifica per i magistrati che si occupano di queste materie e investire sul piano delle relazioni internazionali con gli altri Paesi. Ma le risorse sono tutto: ciò significa avere strutture adeguate e anche un numero di magistrati adeguato. In questo momento c’è una situazione di emergenza, per questo il primo impegno, anche per il Consiglio Superiore della Magistratura, deve essere quello di fornire un numero di magistrati che possa assicurare il rispetto dei diritti fondamentali“.

I lavori sono stati conclusi da Alvaro Garcia Ortiz, pubblico ministero a Santiago de Compostela e presidente della Uniòn Progresista de Fiscales che ha riportato l’esperienza della giustizia spagnola.

Domattina il seminario riprenderà alle ore 9. Nella giornata di sabato tra gli altri interverranno il ministro degli Interni Angelino Alfano, il Sottosegretario di Stato – Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica Marco Minniti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sandro Gozi, il deputato Khalid Chaouki, la parlamentare europea Michela Giuffrida, il funzionario della Commissione Europea, specializzato nelle politiche di asilo, Giulio Di Blasi, il capo Dipartimento centrale per le libertà civili del ministero dell’Interno Mario Morcone, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, l’ammiraglio della Marina militare italiana Filippo Maria Foffi, l’avvocato generale, capo dell’Ufficio della Cooperazione della Procura Generale egiziana Kamel Samir Kamel.

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