Catania, inaugurata oggi Piazza Cannavò

CATANIA – “Dalle Alpi francesi solcate da una tempesta, si leva solenne, al di là delle nuvole della fantasia, un dio dello sport: si chiama Marco. È andato lassù a predicare sulle montagne il mistero eterno dell’uomo ai confini della più spietata fatica“.

Queste parole, tratte da uno dei suoi più poetici articoli, dove onorava la morte del compianto Marco Pantani, sono tra le più belle scritte da un uomo che della penna ne aveva fatto la sua compagna di vita, con la quale era capace di comporre sia armonie sinfoniche quanto vere spade con cui trafiggere chi infangava l’onore dello sport.

Candido Cannavò, il giornalista catanese che ha segnato indelebilmente la storia delle pagine sportive, sin dai suoi primi articoli per “La Sicilia”, che gli hanno permesso di arrivare ai vertici di questo mondo, rendendosi protagonista nella rosea Gazzetta sin dal 1952, per poi diventarne direttore dal 1983 al 2002.

Ed è stata proprio grazie alla sua verve di grande racconta storie a garantirgli un posto eterno nella sua Catania. È stato tagliato proprio oggi, dalla moglie Franca Roberto in presenza del sindaco Bianco, il nastro rosso al piazzale Oceania, che d’ora in poi sarà conosciuta come piazza Cannavò. 

Catania ha un obbligo morale nei confronti di Candido Cannavòafferma il sindaco Bianco -, grande giornalista, amato e stimato da diverse generazioni di lettori e ricordato ancora con affetto in tutta Italia” 

Un uomo conosciuto non solo per la sua abilità con la penna, ma anche per il suo impegno nel sociale, capace di mettere nero su bianco una serie di racconti dedicati agli ultimi, ai deboli, agli emarginati, dal carcere, ai disabili ai senzatetto.

La sua fu la prima firma che, da ragazzo, imparai a conoscere, apprezzando la sua straordinaria maniera di raccontare – continua il sindaco – Ricordo le sue inchieste e il suo impegno sociale: fu tra i primi a impegnarsi per promuovere la donazione del sangue a Catania”.

Un’occasione, quella della dedica della piazza a Cannavò, che ha lo scopo di riprendere, come spiega sempre Bianco, una zona posta in “uno dei luoghi più belli della città, ma che era stata mortificata e abbandonata“.

Con l’aiuto degli studenti dell’Accademia di belle arti di Catania, sono stati eliminati anche le scritte dei writers, per far posto ad una delle più belle storie raccontate da Cannavo: “La volata di Calò”, in cui veniva narrata una tappa agrigentina del Giro d’Italia con traguardo davanti al tempio della Concordia.

Ma se da un lato viene attribuito il giusto ricordo e merito ad una delle penne più importanti d’Italia, dall’altro il sindaco deve registrare il malumore dei tifosi che sulla pagina Facebook “Quando saremo tutti nella nord” scrivono: “Ma cosa c’entra associare la sua memoria ai colori del Catania Calcio? Ricordare la storia è importante, perché chi è senza memoria non potrà mai avere coscienza di se. Di ciò che è e di come lo è diventato Candido Cannavò, nell’estate del 1993, nell’estate maledetta del 1993, quando il Cavaliere Massimino combatté, da solo, con l’unico conforto della tifoseria che in maniera (quasi) compatta restò accanto alla squadra, per la sopravvivenza del Catania, non era schierato al fianco del Catania. E questo sarebbe nulla. Ciò che è più grave è che si schierò contro il Catania”.

Un attacco, diretto all’ex direttore della rosea, che non risparmia però neanche il sindaco Bianco: “Associare il volto di Candido Cannavò ai colori rossoazzurri è un attacco alla memoria che non possiamo consentire. E non è un caso che tale scelta venga operata sotto una amministrazione comunale, quella Bianco, che ventidue anni fa si schierò contro il Catania, appoggiando la manovra della Figc, condividendo le parole che Cannavò e Caruso scrivevano sulla Gazzetta, non muovendo un dito perché il Catania 1946 venisse sottratto a quel delitto che si stava impunemente tentando di commettere. Anzi. E ci fermiamo qui“.

Emozioni, dunque, contrastanti, che non fanno ben sperare per la “sopravvivenza” del nuovo murales, che potrebbe essere facilmente oggetto di vandalismo da parte di chi è contrario alla dedica. 

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