Catania dice “sì” all’Acquacoltura

Catania dice “sì” all’Acquacoltura

CATANIA – Si è conclusa ieri, con una tavola rotonda nella sala Platania della Camera di Commercio di Catania, la campagna di informazione sull’Acquacoltura.

Un successo che ha confermato il grande interesse che un’eccellente campagna di informazione a livello locale e nazionale ha suscitato in questi mesi nei consumatori, sempre più attenti alla corretta alimentazione e recettivi agli input che giungono dai vari media.

Realizzato in collaborazione con Unioncamere nazionaleministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, direzione generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura, questo progetto ha voluto sdoganare il “tabù” culinario del consumare e proporre menù a base di pesce allevato.

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A Catania sono stati 18 i ristoranti aderenti e 18 anche le pescherie che hanno esposto locandine, menù e, soprattutto, che hanno proposto alla clientela il pesce d’allevamento, affiancati da una corretta campagna di comunicazione.

I motivi per cui consumare pesce d’allevamento è vantaggioso per tutti sono evidenti: in una città come Catania, dove la pesca ha sempre avuto un ruolo fondamentale nell’economia locale, l’acquacoltura potrebbe rappresentare una buona risposta anti crisi nell’ambito della ristorazione e degli esercenti di settore. Ma il pregiudizio per cui i consumatori considerano il pesce d’allevamento come un pesce di serie B dovrà essere sconfitto. E questo per almeno tre ragioni: nutrizionali, ambientali, e qualitative.

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Sappiamo tutti che ormai i nostri mari si sono impoveriti – ha dichiarato Alfio Pagliaro, segretario generale della Camera di Commercio di Catania – il pescato è sempre minore e quindi c’è una sofferenza della marineria peschereccia. Il Ministero, per far sì che il mare si possa, per così dire, “riposare” e permetterne quindi il ripopolamento e, considerato che ci sono tante aziende italiane, anche del sud Italia, che producono ottimo pesce d’acquacoltura, ha promosso questo progetto per incentivare l’uso del pesce d’allevamento; perché c’è una certa diffidenza da parte dei consumatori: quando si recano nelle pescherie o nei ristoranti e leggono “pesce d’allevamento” sono restii e  scettici e preferiscono scegliere quello selvatico. Mentre per motivi scientifici il pesce d’allevamento non ha nulla da invidiare all’omologo pesce del mare. Un ulteriore motivo per scegliere un prodotto d’acquacoltura è che nei mercati italiani oltre il 70% del pesce che arriva nelle nostre tavole è pesce che vien da fuori Italia, dall’Atlantico, dal Pacifico o dal Sud Africa, mentre il pesce d’allevamento lo possiamo considerare un pesce a “chilometro zero” così si hanno la freschezza, la tracciabilità e caratteristiche organolettiche invariate. Questa campagna mirava a diffondere quella che è la cultura del consumo di prodotti provenienti dall’allevamento, dimostrando che non è inferiore qualitativamente; impedire uno sfruttamento incondizionato del mare e consentirne il ripopolamento; infine, ma non meno importante, incentivare il consumo di pesce prodotto localmente per incrementare l’economia nazionale“.

Al termine della tavola rotonda, alla quale sono intervenuti, oltre al segretario generale Alfio Pagliaro, il vice Franco Virgillito, il biologo marino dell’Università di Catania, Andrea Giuseppe Lo Bue e Giuseppe Guagliardi, componente del MAAS, sono stati premiati i partecipanti ai contest Hellofish-Hello Click. Il riconoscimento è andato al ristorante “Le dolcezze del mare“, chef Orazio Sicali, di Misterbianco per il piatto “Spigole al pesto con Marsala su letto di rucola“, e alla foto più bella del piatto “Spiedini di salmone al rosmarino” scattata da Dario Zappalà.

Sono state quattro le regioni coinvolte nel progetto (Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, tutte nell’Obiettivo 1), mentre in Sicilia, sono le province di Catania, Messina e Siracusa ad avere partecipato attivamente al progetto attivato dall’Unione europea. Nella Sicilia orientale le aziende che si dedicano all’acquacoltura sono cinque; un numero decisamente inferiore alle 18 imprese presenti sono al 2008. “Poi le tasse, i costi di utilizzo del demanio legati a norme regionali e le complicazioni burocratiche hanno scoraggiato la presenza nel settore. Eppure, una filiera locale come questa, potrebbe aprire nuovi scenari, creare investimenti, sviluppo e posti di lavoro, nonché buon pesce a chilometro zero da consumare 365 giorni all’anno – ha sottolineato Lo Buementre nella realtà di oggi, le spigole di acquacoltura che arrivano nelle nostre tavole provengono da Malta, prima produttrice, e dalla Grecia“.

Per Guagliardi, “il futuro del mercato ittico sarà legato proprio all’espansione dell’acquacoltura. Ad oggi, invece, non possiamo soddisfare le richieste che ci arrivano anche da grandi soggetti internazionali“. Il sito www.hellofish.it propone analisi e indicazioni utili per conoscere meglio il settore acquacoltura, e tante video ricette per consumare il pesce allevato nel migliore dei modi, anche nella cucina di casa.

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