Bimbo siciliano rapito dal padre e portato in Marocco: per la madre un calvario lungo 4 anni

Bimbo siciliano rapito dal padre e portato in Marocco: per la madre un calvario lungo 4 anni

BARCELLONA POZZO DI GOTTO – “Non avrò pace finché mio figlio non sarà con me in Italia“. Sono parole cariche d’angoscia quelle di Paola Imbesi, 37enne di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, che da 4 anni lotta per riabbracciare il figlio.

Il bambino di 8 anni le era stato sottratto dal marito marocchino Tariq T. nel 2013, quando aveva 4 anni.

Una storia travagliata quella della donna: nata in Colombia, è stata adottata da una famiglia italiana e ha perso il primo marito siciliano nel 2005 in un tragico incidente stradale a Cuba, durante il viaggio di nozze.

La denuncia del rapimento del bimbo risale al 20 giugno del 2013. Tra i due genitori è ancora in corso la procedura di separazione.

Da 4 anni la madre e i nonni del piccolo sono andati varie volte in Marocco, dovendo affrontare ingenti spese: viaggi, spostamenti, alberghi e la nomina di un avvocato.

Nel frattempo la Corte marocchina ha stabilito il ritorno del bambino in Italia, ma di lui non si ha nessuna traccia da nove mesi.

Prima di sparire insieme al figlio, il padre marocchino aveva portato il figlio a Bologna, col permesso della madre, per partecipare al matrimonio di un suo parente, ma non aveva più fatto ritorno in Sicilia.

La donna sostiene che l’uomo le chiamasse facendole ascoltare una voce che diceva “Sto bene“, ma che sostiene fosse in realtà una registrazione.

Tre anni dopo la scomparsa, Paola rivede suo figlio il 6 giugno 2016: il bambino fa fatica a riconoscere la madre. Dopo la sentenza che ne obbliga il rientro in Italia, il figlio sparisce.

Lo scorso luglio il padre viene arrestato per la sparizione: si trova ancora in carcere, ma a breve dovrebbe uscire. Il bambino, nel frattempo, sarebbe tenuto nascosto dai parenti paterni.

Commenti