Acireale, chiusura I.R.M.A.: per il direttore dell’Istituto è “abuso d’ufficio”

Acireale, chiusura I.R.M.A.: per il direttore dell’Istituto è “abuso d’ufficio”

CATANIA – Dal 3 Giugno l’I.R.M.A., il noto istituto di ricerca medica e ambientale con sede ad Acireale, fondato nel 2001 dal dott. Giovanni Tringali, è chiuso in seguito alla revoca dell’autorizzazione per l’attività delle analisi cliniche da parte dell’Asp di Catania. Un provvedimento che ha causato gravi conseguenze, tra le quali la perdita del posto di lavoro per i 44 dipendenti dell’istituto.

Il Direttore Sanitario Giovanni Tringali non ci sta e, attraverso una lettera aperta, denunciaun caso di abuso di ufficio, falso, calunnia e diffamazione di cui il Direttore Generale dell’Asp è complice se non provvede alla revoca in autotutela dell’ordinanza“. 

L’Asp avrebbe contestato l’aver chiesto l’addebito di prestazioni che non si sono potute eseguire ma, come precisa nella lettera Tringali, “anziché procedere come per il passato a detrarre l’importo dai mandati di pagamento inspiegabilmente la richiesta di addebito dell’Amministratore dell’I.R.M.A. è stata considerata dal Direttore dell’U.O.C. Acquisizione e Gestioni Prestazioni Sanitarie un ‘atto di auto-denuncia’ e la suddetta richiesta inviata spontaneamente quale atto di correttezza e onestà dell’Amministrazione dell’I.R.M.A. è stata inopinatamente e temerariamente segnalata alla Procura della Repubblica alla quale, per altro è stata da me presentata querela per calunnia e diffamazione“. 

All’interno della lettera, inoltre, Tringali dichiara di essere in possesso di una registrazione di un colloquio con un funzionario dell’Asp che indica come “inopportuno” il procedimento amministrativo, “precisando con toni bassi e voce sfuggente che l’Azienda ha voluto così e io mi sono dovuto adeguare“.

Conclude Tringali: “L’ordinanza costituisce un grave abuso aggravato da scarsa trasparenza ed è un atto gravemente persecutorio […] questo soltanto per avere preteso giustizia e correttezza da parte dell’Asp“.

Già in passato l’Asp aveva sospeso l’attività dell’Istituto per 15 giorni con un’ordinanza ritenuta illegale dal Tar che aveva quindi condannato la stessa Azienda sanitaria provinciale.

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